La Svizzera non si dia una zappata sui piedi - di Loretta Napoleoni

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http://static.internazionale.it/assets/img/authors/88.jpgDopo il no all'immigrazione, la Svizzera è diventata la bandiera dei partiti nazionalisti europei. Dalla francese Marie Le Pen all'olandese Geert Wilders, all'inglese Nigel Farage, la destra anti europeista esulta all'idea che un simile risultato potrebbe essere raggiunto in casa loro. Si tratta di atteggiamenti che abbiamo già visto in un contesto ben diverso da quello attuale, non dimentichiamoci che la xenofobia appartiene a quell'Europa razzista che nella sua follia segregazionista ha portato guerra e distruzione all'intero continente. Allora, come oggi, la Svizzera è sempre un'isola felice.
Le cifre parlano chiaro, dal 2010, da quando la crisi del debito sovrano si è abbattuta sull'Unione europea, l'immigrazione verso la Svizzera è aumentata vertiginosamente dai Paesi più colpiti: Grecia + 44,8 per cento, Spagna +36,2 per cento, Italia + 28,1 per cento. Questo è un problema europeo che molti confondono per un problema svizzero. La retorica anti immigrato, infatti, ci vuole far credere che avere un quarto della popolazione composto da stranieri sia un pericolo per un semplice motivo: costoro sottraggono il lavoro ai cittadini svizzeri. 
Questo è il mantra usato pure da Le Penn, da Wilders e da Farage: cacciamo gli stranieri e la disoccupazione scenderà. Ma l'economia svizzera è ben diversa da quella francese, olandese e britannica, non soffre a causa di una crisi cronica che ha portato la disoccupazione a livelli da dopoguerra. Al contrario utilizza l'ampio bacino di manodopera straniera per continuare ad essere un'isola felice nell'oceano in tempesta europeo. Soltanto nel settore edilizio tra il 55 ed il 60 per cento degli operai sono stranieri, anche nell'industria e nell'agricoltura il Paese fa largo uso di stranieri. L'indice di natalità è infatti troppo basso per sostenere la crescita economica e la riprova è proprio il tassso di disoccupazione, il più basso in Europa. 
Il grosso numero di immigrati è un segno di benessere, il traffico ed anche lo smog causato dalle vetture dei frontalieri sono le conseguenze negative di un'economia che cresce. Per alleviarle si possono trovare soluzioni migliori delle quote all'immigrazione, queste decisioni spesso diventano dei boomerang perché chiudono le frontiere non solo al lavoro, ma anche al business. La Svizzera non è gli Stati Uniti, è una nazione piccola che vive di esportazione, turismo e servizi, inimicarsi l'Europa, il suo partner commerciale per antonomasia, è darsi la cosiddetta zappa sui piedi.

Fonte: www.caffe.ch

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