Petrolio e oro influenzati dal clima - di Loretta Napoleoni
La caduta del prezzo dell'oro degli ultimi giorni non è un fenomeno isolato, quasi tutti i prezzi delle materie prime hanno subito una flessione e quello del petrolio Brent è addirittura sceso sotto i 100 dollari al barile. Sono questi in parte segni premonitori di un peggioramento della deflazione e dell'acuirsi della recessione mondiale, ed in parte rappresentano pure le conseguenze dei profondi cambiamenti climatici in atto.
Alla siccità straordinaria del 2012 negli Usa è seguito un inverno eccezionalmente caldo ed umido, due fattori che secondo agricoltori e trader produrranno un raccolto fuori dal comune. Ed ecco perché i prezzi delle derrate agricole hanno iniziato a scendere sul mercato futuro di Chicago. Discorso analogo per i raccolti del Sud Africa e del Canada, tutti grossi produttori di cereali e grano. È però normale che ad annate di siccità si alternino annate di abbondanza e lunghi periodi di normalità, ciò che è cambiato e sta ancora cambiando è la frequenza di questi fenomeni. Fino a pochi anni fà negli Stati Uniti la regola era di aspettarsi la siccità ogni cinque anni, oggigiorno si parla di un intervallo di tre anni e molti prevedono che a breve il ciclo si accorcerà ulteriormente. Quest'altalena crea uno stato di costante incertezza sui mercati che rende qualsiasi previsione sui prezzi futuri poco raccomandabile.
Mentre gli agricoltori devono fare i conti con la variabile climatica, i trader come Cargill, che guadagnano sfruttando le differenze di prezzo nel tempo, sono costretti a confrontarsi con un nuovo fenomeno: l'ingresso nei loro mercati del cosiddetto high speed trading, sistemi computerizzati complessissimi che sfruttano le più minime differenze dei prezzi anche in una frazione di secondo. Sembra assurdo che in un mercato come quello dei beni agricoli, i più vicini alla natura ed ad alta intesità di lavoro, stia entrando il super tecnologico ed impersonale trading, quello fatto dalle macchine. I danni dei robot finanziari sono molti, primi fra tutti la pressione sui prezzi sul mercato a termine legata a compravendite fittizie, con l'unico fine di capitalizzare tra le minime differenze di prezzi nel più piccolo spazio di tempo. Ed anche questo è un mercato nuovo, vergine e non regolarizzato che rischia di danneggiare agricoltori e trader che svolgono un ruolo importante per la società: quello di farci mangiare a prezzi ragionevoli.
Fonte: www.caffe.ch