" L'esodo delle imprese dalla periferia europea" di Loretta Napoleoni
Da almeno un anno le multinazionali e le grandi corporation ubicate in Grecia o in Spagna e persino in Italia soffrono a causa della crisi del debito sovrano. A metterle sotto pressione non è la recessione - molte infatti hanno mantenuto buoni livelli di vendite e di profitto -, ma il fatto che operano in Paesi a rischio di default. Ciò significa che chi sottoscrive i loro titoli potrebbe vederseli congelare da un giorno all'altro a seguito dell'implosione della moneta. Questo rischio viene quantificato dal mercato, che fa scendere il valore delle loro obbligazioni e salire il tasso al quale si è disposti a sottoscriverle. Ecco uno dei corollari della "depressione" economica in cui la periferia di Eurolandia è intrappolata da almeno tre anni.
Facile, dunque, capire i motivi dell'esodo in atto in alcuni di questi Paesi. Questa settimana la Coca-Cola Hellenic Bottling, seconda impresa al mondo per capacità di imbottigliamento, ha deciso di fare le valigie e trasferire il suo quartier generale dalla Grecia alla Svizzera. È un colpo grosso per la borsa ellenica, dal momento che questa società detiene il 5% del valore di quella di Atene. Due settimane fa la Fage Dairy Industry, produttrice del celeberrimo yogurt Total, ha spostato il suo domicilio da Atene al Lussemburgo, dopo che la società di certificazione Standard & Poor's aveva minacciato di ridurne il rating a causa del rischio euro.
Anche società spagnole stanno valutando la possibilità di trasferirsi all'estero. La spagnola Telefonica Sa, ad esempio, e Abengoa, un gruppo chimico iberico che fattura circa sette miliardi di dollari l'anno. Quest'ultima presto si quoterà in borsa anche a New York. Questo esodo peggiora le condizioni della periferia di Eurolandia. Non solo in termini di occupazione (sarà infatti impossibile trasferire tutta la manodopera), ma anche in termini di capitalizzazione del mercato finanziario, già duramente colpito dalla crisi del credito. Se a tutto ciò sommiamo la fuga di capitali in atto verso i Paesi ricchi del Nord, denunciata proprio questa settimana dal Fondo Monetario, è facile intuire perché le economie di queste nazioni non riescono a riprendersi.
Anche se sulla carta economie-rifugio, come quella svizzera o del Lussemburgo, potrebbero beneficiare da questi cambiamenti, l'impoverimento della periferia di Eurolandia non fa bene a nessuno, perché accentua squilibri economici e monetari che prima o poi imploderanno, prolungando la recessione per tutta l'economia globalizzata.
Fonte: www.caffe.ch