Ticino. La Piazza finanziaria incastrata da Rubik
La piazza bancaria ticinese si prepara ad una nuova svolta. Entro qualche anno gli accordi in materia di imposizione fiscale di attività finanziarie detenute all'estero con Germania e Italia, dopo quello con l'Austria e Gran Bretagna, programmate secondo il "modello Rubik", dovrebbero andare in porto. Se il condizionale è d'obbligo viste le resistenze di Berlino e gli indugi di Roma, certo è il ridimensionamento del settore bancario. Quanto consistente non si sa. Si fanno ipotesi, si attende. Ma intanto già Julius Baer, dopo l'acquisizione delle attività internazionali di Merril Lynch, ha annunciato un migliaio di licenziamenti (ma non in Ticino), ovvero tra il 15 e il 18 per cento dei suoi effettivi. Ubs, invece, a fine mese, per il Tages Anzeiger, potrebbe tagliare 10 mila posti, dei quali 4.500 in Svizzera. Come sarà, dunque, l'inizio del nuovo periodo caratterizzato dall'assetto fiscale mutato?
Come spiega (vedi intervista a lato) Franco Citterio, direttore dell'Associazione bancaria ticinese, "gli ultimi dati ufficiali in nostro possesso, censiti a fine 2011, parlano di 64 istituti attivi in Ticino che occupano 6.856 persone; non abbiamo per contro dati aggiornati sul settore parabancario. Reputo che il numero degli istituti bancari sia destinato a ridursi ancora in seguito a fusioni, acquisizioni e scelte strategiche. Di per sé non è un cattivo segnale, l'importante è che si possano rafforzare le strutture e mantenere saldi i posti di lavoro sul nostro territorio." Si stima che in Ticino siano amministrati 400 miliardi di franchi. Banche e finanziarie creano circa il 17 per cento del prodotto interno lordo cantonale. Numeri gloriosi da dimenticare?
Quando l'autorità di vigilanza disse "Basta!" con l'ordinanza antiriciclaggio del 2008, fu messo un argine all'afflusso di capitali "sporchi", molti in nero. Si avviò, allora, la moralizzazione, ma anche una perdita di denaro. "Se non si diversifica, prevedo una contrazione della raccolta e dell'occupazione bancaria e finanziaria fino al 30% - osserva Giancarlo Cervino direttore del Cifis, centro di studi fiscali di Lugano -, poichè non sono affatto convinto che i clienti decideranno di aderire allo schema Rubik di prelievo per mantenere l'anonimato lasciando i capitali dove sono. La maggior parte dei clienti sposterà i capitali oltreoceano".
"Sarà un futuro caratterizzato da profonde trasformazioni culturali, strutturali e funzionali - aggiunge Dalmazio Zolesi, manager di Helvia Partners, importante società di consulenza finanziaria -. Culturalmente la piazza finanziaria elvetica dovrà rompere la sindrome dello stato d'assedio permanente e del continuo vittimismo che gli inibisce il rinnovamento dei propri vantaggi competitivi e il recupero di credibilità internazionale".
Ma esperti e dotti simposi non hanno dato ancora una risposta convincente: quale sarà il futuro della piazza bancaria? Secondo un recente studio di Bak Basel Economics, svolto su mandato del Canton Zurigo, entro la fine del 2013 il settore perderà circa 10mila impieghi, cioè il 4,5% dei 240mila posti di lavoro attuali. Berna, intanto, naviga a vista. Nelle grandi banche, invece, almeno per adesso, si professa ottimismo. "In una comparazione internazionale certamente il sistema bancario svizzero si colloca bene - ha dichiarato recentemente il Ceo di Ubs Sergio Ermotti -. Avendo mantenuto una leadership nella gestione di capitali, e considerando anche le conseguenze della crisi e le turbolenze, il sistema elvetico a maggior ragione riscuote l'interesse di molti investitori. Ciò è positivo per le banche svizzere, ma non è interesse della piazza finanziaria che la crisi di Paesi vicini si protragga, perché, se si andasse oltre un certo limite, gli effetti negativi toccherebbero tutti". ( Autore: Giogio Carrion)
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