Yacht e sbarre: La triste storia dei fratelli Tchenguiz
Robert e Vincent Tchenguiz hanno sempre fatto sul serio. Scappati a Londra dalla Persia nel 1979, negli anni d’oro del boom immobiliare sono riusciti ad accumulare un patrimonio di quattro miliardi di sterline, diventando il simbolo del boom britannico del mattone. Ai primi di marzo erano attesi a Cannes, a bordo dei loro yacht, per l’apertura del Mipim, il mercato internazionale della proprietà immobiliare. 18 mila professionisti li aspettavano per sentirsi dire che finalmente si poteva tornare a ballare. Robert e Vincent però non ce l’hanno fatta. Il Veni Vedi Vici e il My Little Violet, i loro due yacht, sono rimasti a luci spente, dondolando tra le acque irrequiete della Costa Azzurra. Alle 5,30 del mattino del 9 marzo i due fratelli sono stati presi in consegna dalla polizia inglese, accusati di aver contribuito al fallimento di Kaupthing, la più grande banca islandese e la maggiore responsabile del tracollo finanziario dell’isola, nel 2008. I Tchenguiz avrebbero ottenuto dalla banca - di cui Robert era un azionista di rilievo - prestiti per quasi due miliardi di euro nel 2007, nonostante le loro imprese stessero fallendo. Da azionisti avrebbero spremuto la banca per coprire altri buchi, trascinando nel baratro la piccola nazione tra i ghiacci. Ricorda un po’ la storia del finanziere Romain Zaleski. Ai tempi d’oro, con i soldi delle banche, era diventato il secondo azionista di Intesa. Nel dicembre del 2008 le banche italiane (Unicredit, Intesa, Ubi, Mps e Bpm) l’hanno salvato – temporaneamente - dal baratro e ora sono esposte nei suoi confronti per oltre tre miliardi di euro. L’accordo scade alla fine del 2011. Poi potrebbero iniziare i dolori. Per le banche. Zalesky, a differenza dei Tchenguiz, potrà continuare a giocare indisturbato a bridge, la sua passione di sempre. ( Fonte: www.valori.it)