GB, crisi bancaria: il mea culpa della FSA
La Financial Service Authority, organismo che vigila sul sistema finanziario inglese, ha recitato ieri un mea culpa. Secondo l’istituto la sua stessa supervisione su Royal Bank of Scotland e su altri istituti di credito del Regno Unito è stata «inadeguata». E ciò ha contribuito ad inasprire le conseguenze della crisi.
A spiegarlo è stato lo stesso presidente della FSA, Adair Turner, che nei documenti preparatori per il meeting annuale spiega che la principale deficienza nei controlli effettuati prima del 2008 è stata quella legata «all’approccio regolatorio che ha consentito alle banche di operare con un quantitativo di capitali accantonati troppo basso». Ma gravi problemi sono scaturiti anche dal fatto che i gruppi finanziari hanno potuto puntare in modo massiccio «sui business di breve termine». «Abbiamo utilizzato risorse inadeguate - ha aggiunto il responsabile dell’organismo di controllo - soprattutto per quanto riguarda le banche di importanza sistemica, e non abbiamo focalizzato sufficientemente la nostra attenzione non solo sulla liquidità, ma anche sulla qualità degli asset e sui rischi legati al trading».
La FSA, insomma, ha sottovalutato i comportamenti “spericolati” della finanza britannica: per tale ragione non può che essere considerata, di fatto, corresponsabile dei salvataggi d’emergenza effettuati negli anni scorsi, compresi quelli - clamorosi - della stessa RBS e di Lloyds Banking Group. Basti ricordare che la prima, nel 2008, registrò perdite per 28 miliardi di sterline (45 miliardi di dollari). ( Fonte: www.valori.it)