" Vertice Ue, si poteva fare di più per la crescita " di Marco Galdi
Si poteva fare di più per la crescita, nel primo vertice di Francois Hollande, il 24. dall'inizio della crisi ed «il primo non dominato da Angela Merkel», come ha scritto lo Spiegel. I dubbi sulle ricette per portare l'Europa fuori dalla recessione restano intatti, così come l'incognita sul voto del 17 giugno in Grecia. Ma se dall'America Wall Street Journal e New York Times hanno parlato di «fallimento dei leader», i mercati europei non l'hanno presa malissimo: l'euro ha continuato a scivolare sul dollaro, cosa che non dispiace agli esportatori, mentre tutte le piazze europee hanno chiuso in netto rialzo. E si è aperto uno spiraglio sul tabù Eurobond. «Ci sarà un'accelerazione», ha pronosticato ieri Mario Monti, precisando: «Non è questione di mesi, ma neanche di 5-10 anni». Il vertice non ha portato risultati concreti immediati. Ed i commenti politici sono stati "bipartisan": per Pier Luigi Bersani «se non sbuca qualcosa, siamo nei guai»; per il capogruppo Pdl all'Europarlamento Mario Mauro «ai leader manca coraggio» e per Nichi Vendola «i dirigenti europei ballano sul Titanic». Ma passi concreti non erano attesi da una "cena informale" che i diplomatici già prima dell'inizio descrivevano come un "brainstorming" utile per costruire le decisioni politiche che saranno prese nel Consiglio europeo del 28 e 29 giugno. Anche se una svolta politica c'è stata.
Il nuovo inquilino dell'Eliseo ha sparigliato. Ha costretto a fare la conta tra chi è con il rigorismo assoluto della Merkel e chi no. Mercoledì sera, hanno rivelato fonti europee, la cancelliera «ha tirato dritto» sul no agli Eurobond ed è arrivata a dire «che prima di quelli bisogna fare dieci altri passi». Ma se l'hanno seguita i nordici come lo svedese Reinfeldt, altri – a cominciare dallo spagnolo Rajoy – si sono detti d'accordo con Hollande. Che ha gettato un ponte, lui socialista, verso il fronte di chi – anche tra i popolari ed i liberali – intende la crescita come strumento per consolidare i bilanci. Non solo ha voluto mettere nell'agenda Ue la mutualizzazione del debito, ma ha posto le basi di un'asse italo-francese. «Sono stato spesso d'accordo con Monti», ha detto, indicando «molti punti», alcuni concreti come una proposta di «integrazione europea» per «i meccanismi di supervisione finanziaria» e di «garanzie dei depositi bancari».
Più in generale Hollande ha lanciato la sua ricetta neo-keynesiana: «Bisogna mettere benzina nel motore della crescita». Se avrà fatto breccia lo scoprirà nel quadrilaterale con Monti, Merkel e Rajoy a Roma, che si terrà prima del vertice di giugno.
A leggere il documento finale del summit in realtà non c'è molto, anche se ieri i portavoce della Commissione europea dicono che «sono stati fatti molti progressi nell'agenda per la crescita». Progressi che sono giusto "piste" da seguire: ricapitalizzazione della Bei (sulla quale però ieri fonti europee hanno rivelato che «8-10 paesi» non sono disponibili, con «Gran Bretagna e Olanda nettamente contro»), project bond, miglior uso dei fondi strutturali, bilancio Ue da usare come volano per la crescita. A giugno, sul tavolo ci sarà anche la Tobin tax. I nodi europei restano però intatti, a cominciare dal "dramma greco", ma passando per il referendum irlandese sul fiscal compact e le legislative francesi che dovranno dire se Hollande avrà la maggioranza parlamentare o meno. Ma su tutto, la Grecia che il 17 giugno – con le elezioni-bis – dovrà formare un governo in grado di rispettare gli impegni di austerity e riforme chiesti dall'Eurozona, altrimenti niente secondo piano di aiuti. In questo, i 27 sono stati rapidi nel trovare la linea: vogliono che la Grecia resti nell'euro, ma i partiti greci devono capire che non ci potrà essere nessuna revisione sostanziale degli accordi. ( Fonte: www.gazzettadelsud.it)
Pubblicità