" Usa in bancarotta si teme le paralisi " di Loretta Napoleoni

Pubblicato il da borsaforextradingfinanza

http://attualizzando.files.wordpress.com/2009/11/loretta-napoleoni.jpg?w=215&h=300Il 2 agosto il debito pubblico americano toccherà il tetto di 14.3 trilioni (14 mila e 300 miliardi) di dollari imposto dal congresso. A quel punto la macchina amministrativa americana si fermerà. Il governo non sarà più in grado di pagare gli interessi sul debito o di far fronte alla spesa del social security dei cittadini. Repubblicani e democratici concordano che c'è bisogno di un taglio di almeno un trilione e mezzo di dollari ma non si riesce a decidere cosa tagliare. Lo spettro dell'aumento delle tasse durante un anno elettorale aleggia dunque sulla Casa Bianca, per non parlare poi delle minacce delle agenzie di certificazione di tagliare il rating del debito americano.

La situazione è seria. Oggi il debito degli Stati Uniti è pari al 61% del Pil del Paese a metà strada tra quello della ricca Australia (11%) e Germania (44%) e della Gran Bretagna (86%) e della deficitaria Grecia (148%). Ma ciò che preoccupa un po' tutti è l'impennata del debito durante l'ultima decade. Nel 2001, alla vigilia dell'11 settembre, era sotto i 6 trilioni, quindi intorno al 45% del Pil. Da quando poi Obama è stato eletto è passato da 10 a 14 trilioni di dollari. L'idea che gli Stati Uniti dichiarano anche un default parziale fa rabbrividire il mondo.

Completamente diversa è la situazione finanziaria delle grandi banche d'investimento salvate in extremis dallo Stato americano appena un paio d'anni fa. I dati raccolti dalla Thomson Reuters per la prima metà del 2011 mostrano un aumento negli introiti prodotti dalle commissioni del 23% rispetto all'anno prima, si tratta di 48.9 miliardi di dollari. Le più ricche sono J.P. Morgan, che nel lontano 2008 acquistò con l'aiuto dello stato la Bear Stearns, con 3.4 miliardi di dollari di profitti e Morgan Stanley, che fece lo stesso con Merrill Lynch, con profitti pari a 2.7 miliardi di dollari. Come predetto, i sopravvissuti alla crisi del credito si dividono una torta più ricca perché godono di una situazione oligopolistica. Ed infatti le commissioni applicate alle imprese che vogliono uscire sul mercato sono salite dal 2.5% al 3%.

A livello globale oggi l'alta finanza controlla una ricchezza maggiore che in passato, su questo nessuno ha dubbi, ma si guarderà bene dall'usarla per salvare la Grecia, il Portogallo o persino gli Stati Uniti dalla bancarotta anche parziale. Se ciò avviene, allora aver salvato le banche da una sciagura da loro stesse create per proteggere l'economia e la popolazione dal crack economico sarà servito soltanto a posticiparlo e a far arricchire l'alta finanza.

( Fonte: www.caffe.ch)

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