Unicredit: sindacati in trincea contro il piano di esuberi

Pubblicato il da borsaforextradingfinanza

http://umsoi.org/wp-content/uploads/2009/10/logo_unicredit.bmpSindacati in trincea contro il piano di esuberi annunciato da Unicredit. Le 5.200 "uscite" in Italia fino al 2015 non vanno giù a Fabi, Fisac, Uilca e Ugl. L'ad del gruppo, Federico Ghizzoni si è già detto «disponibile a collaborare per una soluzione che sia nel rispetto di tutti». Intanto le Fondazioni sono a lavoro, in vista dell'assemblea straordinaria del 15 dicembre a Roma, dopo il via libera alla maxi-ricapitalizzazione da 7,5 miliardi di euro. Mentre in Borsa il titolo (-4%) è stato ancora una volta sotto pressione con diversi report negativi.

«In realtà buona parte» degli esuberi «sono già compresi nel piano che abbiamo firmato un anno fa, quindi parliamo di una cifra che penso sia dimezzata, comunque abbiamo già iniziato una serie di colloqui con i sindacati», ha spiegato Ghizzoni a "Prima di tutto" su Radio 1. Il fronte sindacale boccia il piano strategico che «scarica sui lavoratori – sostengono – il peso di un intervento di risparmio sui costi», chiede ai top manager di condividere i sacrifici e si dichiara disponibile a trattare solo nel caso di nuove assunzioni.

Nel frattempo le Fondazioni sono al lavoro per studiare nei dettagli il piano di pulizia dei conti e l'aumento di capitale. La prossima settimana, il 23 novembre, Cariverona riunirà il cda. Mentre per Crt l'esborso per la sottoscrizione potrebbe arrivare fino a 350 milioni di euro. Secondo indiscrezioni l'ente torinese si è infatti impegnato, in una lettera al board della banca, a sottoscrivere la propria quota parte del 4,1% (3,3% del capitale più uno 0,8% in obbligazioni convertibili cashes) con un esborso di circa 300 milioni di euro ed è anche disponibile a rilevare pro-quota diritti che dovessero restare inoptati. È, invece, ancora all'opera la trevigiana Cassamarca che sta studiando l'ammontare della partecipazione e, intanto, ha deciso il taglio del 20% del gettone di presenza del presidente e dei consiglieri, lo stop alle erogazioni e la possibilità di fare cassa conferendo gli immobili ad un fondo immobiliare. E un esame sulla ricapitalizzazione è stato aperto anche da CrTrieste. «Abbiamo sempre sottoscritto tutti gli aumenti di capitale, anche quelli che potevano sembrare penalizzanti, per senso istituzionale», ha spiegato il presidente, Massimo Paniccia.

La maxi-perdita da 10 miliardi di Unicredit nel trimestre ha poi fatto a tornare a galla le indiscrezioni su di un'azione di responsabilità nei confronti dell'ex ad, Alessandro Profumo. Voci bollate come mera speculazione da fonti vicine al vice presidente, Fabrizio Palenzona. «Mai sentito parlarne», è stato il commento del presidente della Fondazione Crt, Andrea Comba, mentre all'interno di Cariverona, tra più di un consigliere, sarebbe iniziato un confronto informale sulla questione.

Piazza Affari non è riuscita a capitalizzare una corrente di ottimismo che l'ha lambita dopo il via libera al presidente del Consiglio incaricato Mario Monti da parte dei partiti maggiori: l'indice Ftse Mib ha chiuso ieri in calo dell'1,08% a 15.297 euro, l'Ftse All Share in ribasso dell'1,01%, sostanzialmente in linea con le altre Borse europee.

Una giornata molto difficile è stata quella che ha passato Finmeccanica dopo i conti economici e le ipotesi sul futuro del presidente Guarguaglini: tra diversi passaggi in asta di volatilità il titolo ha ceduto il 20,33% finale a 3,57 euro, con gli operatori che non hanno ovviamente gradito la scelta di non distribuire dividendi per il 2011. In leggero rialzo invece Ansaldo Sts (+0,91%) in predicato di cessione parziale o totale.

Dopo quello di Finmeccanica, lo scivolone più ampio è stato accusato da Unicredit, che ha ceduto il 4,46% a 0,73 euro anche sui report emessi, tra gli altri, da Natixis, Intermonte, Bank of America-Merrill Lynch, Cheuvreux e Kepler. Debole inoltre la Banca popolare di Milano (-4,23%), Monte dei Paschi (-2,65%) e Mediaset, che ha chiuso in calo del 2,40%.

Le vendite hanno riguardato anche Telecom Italia (-1,87%), Enel (-1,74%), Fiat e Intesa Sanpaolo, che hanno ceduto entrambe lo 0,98%. Ha tenuto invece il titolo a maggiore capitalizzazione di Piazza Affari: Eni è salito dello 0,51% finale. Positive Ubi banca e Mediobanca (rispettivamente +0,71% e +0,90%), ma meglio hanno fatto nel paniere principale Enel green power (+1,34%) e Mediolanum, che ha concluso il rialzo dell'1,97%.

Tra i titoli a bassa capitalizzazione scivolata per Prelios, che ha ceduto il 22,54%. ( Fonte: www.gazzettadelsud.it)

Autore: Ada Terette

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