Unicredit in fermento, al via il toto-nomine

Pubblicato il da borsaforextradingfinanza

http://acmos.net/files/2010/10/Unicredit.gifParte il toto-nomine con l'uscita di Dieter Rampl da Unicredit. Il passo indietro dell'attuale presidente di Piazza Cordusio che si è detto non disponibile per un nuovo mandato, non ha colto però di sorpresa nè il mercato (il titolo ha guadagnato l'1,7% a 3,9 euro) nè tantomeno gli addetti ai lavori. Ora, e ancora di più, si va verso una presidenza italiana, anche se un candidato definito sembra non esserci.
Saldo al comando l'ad Federico Ghizzoni l'intenzione di tutti gli azionisti (non solo le fondazioni) adesso è quella di risolvere al più presto, quella che più di un osservatore, definisce una crisi non al buio.
Se con la burrascosa uscita di Alessandro Profumo più di uno scossone c'è stato, l'addio di Rampl dopo due mandati – si fa notare – era un'opzione possibile e, dunque, non del tutto inattesa. Per la presentazione delle liste, in vista della scadenza dell'intero board, c'è tempo fino a metà aprile anche se appare chiaro che, per la partita sulla presidenza, i soci intendono muoversi con rapidità. Ne è una testimonianza l'attivismo, degli ultimi giorni, delle fondazioni che hanno fatto quadrato lasciando poco spazio di manovra a Rampl spingendolo verso l'addio.
Si apre così ufficialmente la corsa alla presidenza. Tra i nomi emersi a più riprese quello di Fabrizio Saccomanni, direttore generale della Banca d'Italia e il cui mandato scade il prossimo ottobre. Un profilo di alto livello, come quello che si sta cercando, ma sul quale c'è da considerare l'eventuale incompatibilità per l'alto incarico ricoperto a Palazzo Koch e il fatto che debba rispettare un anno di black period. Potrebbe essere poi privilegiata la scelta interna con l'indicazione di Fabrizio Palenzona che, però, si è già sfilato per i troppi impegni in Adr. Altri nomi circolati sono quelli di Guido Rossi (in passato in Consob, alla presidenza di Telecom e anche commissario straordinario della Figc) e di Gian Maria Gros Pietro, manager di lungo corso ed economista al vertice, alla fine degli anni '90, prima all'Iri e poi all'Eni. I nodi sono tutt'altro che sciolti, ma è evidente che i prossimi giorni saranno caldi per arrivare ad una governance e ad una presidenza il più possibile condivisa, soprattutto dalle fondazioni. ( Fonte: www.gazzettadelsud.it)
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