" Unicredit: aumento di capitale, chi ha venduto l’azione, chi venderà i diritti " di Giancarlo Marcotti

Pubblicato il da borsaforextradingfinanza

http://www.finanzainchiaro.it/public/unicredit_insegnaR375.jpgSpesso quando un titolo di Borsa termina le contrattazioni con un ribasso a doppia cifra i commenti dei vari analisti di sono del tipo: “XY subissata dalle vendite” oppure “Una marea di vendite affossa XY” fino a arrivare a “XY travolta dalle vendite”.

 

Se poi queste vendite si ripetono per più giorni si parla, utilizzando l’abusata terminologia anglosassone di “panic selling” ossia di “vendite da panico”, ed i commentatori di Borsa (ed io non faccio eccezione) tendono così a raffigurare l’immagine di milioni di piccoli azionisti che corrono a vendere il titolo con il terrore di veder sfumare del tutto i loro sudatissimi risparmi.

 

In verità non è assolutamente così, anzi, la realtà è completamente diversa. Prendiamo ad esempio, come ovvio di questi tempi, l’andamento dell’ultima seduta di Borsa per il titolo Unicredit.

 

Alla fine dell’ultima seduta le agenzie di stampa hanno battuto una notizia clamorosa “Unicredit: scambiato quasi il 6% del capitale”, in effetti andava evidenziato in prima pagina, perché mai nella storia del titolo, cioè dal 1994 ad oggi, erano state scambiate in una sola giornata 115.194.528 azioni pari, per la precisione al 5,97% del capitale della Banca di Piazza Cordusio.

 

E’ vero, ma leggiamo il dato al contrario: il 94,03% degli azionisti non ha fatto nulla! Non ha toccato le proprie azioni, ma non solo, non è assolutamente vero, come molti giornali in questi casi riportano, che “il 6% delle azioni è passato di mano”, perché? E’ molto semplice.

 

Quel 5,97% (vogliamo essere precisi) è calcolato facendo un banale rapporto fra le azioni scambiate nella giornata in Borsa (115.194.528) ed il numero totale di azioni che compone il Capitale Sociale di Unicredit, cioè 1.929.801.469, ma in una giornata come questa immaginatevi quanti traders hanno fatto scalping sul titolo, cioè hanno venduto, comprato, rivenduto e ricomprato per un’infinità di volte.

 

Un titolo con una tale liquidità, per uno scalper, è come una giornata ventosa per un surfista, cioè la manna (naturalmente se le cose gli vanno bene), quindi, tanto per essere chiari ed arrivare alla conclusione, le azioni che effettivamente sono passate di mano sono molte ma molte di meno di quel 5,97%.

 

O, se vogliamo dirla in altro modo, le persone che erano azioniste il giorno 5 gennaio e non lo erano più il 6, sono certamente in un numero molto inferiore a quello che i giornali e le agenzie di stampa fanno intendere con i loro roboanti titoloni (e ripeto, non voglio assolutamente sottrarmi alla critica).

 

Se poi la vogliamo dire tutta, il giorno 4 gennaio, inizio dello “tsunami di vendite” con il titolo che termina le contrattazioni facendo segnare un clamoroso e raggelante -14,45%, le azioni scambiate sul mercato sono state l’1,866%, il 98,134% non ha fatto nulla e, per quanto ampiamente detto precedentemente, quel dato andrebbe ancora corretto al rialzo, certamente più del 99% delle azioni sono rimaste nelle mani di chi le deteneva il giorno precedente.

 

Ma tutto questo a che conclusioni ci deve portare? Beh, ad una in particolare che in Borsa è sufficiente lo spostamento di pochissimi punti percentuali nel capitale sociale di una azienda, anche ad azionariato diffuso come Unicredit (il 72,91% del capitale di Unicredit è in mano ad azionisti che detengono meno del 2% del capitale), per determinare sconvolgimenti nel valore della stessa.

 

E queste tre giornate di Borsa, sotto questo punto di vista, sono assolutamente emblematiche, riassumiamo i dati:

 

4 gennaio scambi pari al 1,87% del capitale

5 gennaio scambi pari al 3,19% del capitale

6 gennaio scambi pari al 5,97% del capitale

 

E gli azionisti Unicredit si sono trovati le loro azioni deprezzate del 37%!!!

 

Ripeto, il numero di azioni effettivamente passato di mano, anche se nessuno lo conosce con precisione, si può presumere che non abbia superato, nell’insieme delle tre giornate, il 2/3% del capitale.

 

Ora però diamo uno sguardo a cosa ci aspetterà domani ad inizio contrattazioni, è ovvio che gli arbitraggi la faranno da padrona e io ritengo che ciò che farà muovere il mercato, in questo caso più che mai, saranno i diritti.

 

Il motivo è semplice, purtroppo per Unicredit non tutti i grandi azionisti (le Fondazioni innanzitutto) parteciperanno in toto all’operazione di adc, ciò implica che non venderanno certamente l’azione, ma parte dei diritti sì, e se anche ci sarà chi vorrà entrare sul titolo a prezzi così da saldo, certamente potrebbero riversarsi sul mercato, almeno inizialmente, un gran numero di diritti.

 

Nel medio/lungo periodo il reale valore del titolo (qualunque esso sia) sarà incorporato nelle quotazioni di Borsa, ma nei prossimi giorni la volatilità sarà tale che vorrei consigliare a tutti i miei lettori di evitare scottature che potrebbero assumere anche i connotati di “ustioni”. Siate prudenti.

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