" UNICREDIT: aumento di capitale, diritti, consigli e istruzioni per l’uso" di Giancarlo Marcotti

Pubblicato il da borsaforextradingfinanza

http://www.finanzainchiaro.it/public/unicredit_insegnaR375.jpgLunedì 9 gennaio 2012 avrà inizio l’operazione di aumento di capitale per le azioni Unicredit, sui dossier titoli di coloro che alla chiusura del 6 gennaio 2012 possedevano azioni Unicredit, sia ordinarie che di risparmio, verranno assegnati un pari numero di diritti.

 

Ogni diritto permette al titolare di acquistare 2 azioni di nuova emissione al prezzo di 1,943 euro, quindi prima cosa da prestare attenzione è che l’esercizio di ogni diritto prevede un esborso di 3,886 euro (1,943*2).

 

Quindi per ulteriore chiarezza, l’azionista che alla chiusura del 6 gennaio era titolare di nr. 1.000 azioni Unicredit (non importa se Ordinarie o di Risparmio) si troverà accreditati 1.000 diritti, qualora volesse esercitarli interamente (e quindi aderire in toto all’operazione di aumento di capitale) dovrà pagare 3.866 euro, ed al termine dell’operazione di adc (il prossimo 27 gennaio) sarà quindi titolare di nr. 3.000 azioni Unicredit.

 

Sarà forse opportuno specificare che le nuove azioni emesse sono esclusivamente azioni Ordinarie, quindi anche chi aderirà all’operazione essendo al momento titolare di azioni di Risparmio le nuove azioni che si vedrà assegnare saranno azioni Ordinarie.

 

I diritti saranno negoziabili normalmente (quindi come azioni ordinarie) dal 9 al 20 gennaio 2012 e non fino al 27 gennaio che rimane la data di attribuzione delle nuove azioni.

 

ATTENZIONE: successivamente al 20 gennaio il valore dei diritti si azzererà.

 

Ovviamente sono negoziabili anche parzialmente, quindi, ad esempio un azionista proprietario al momento di 1.000 azioni, e quindi da lunedì prossimo anche di 1.000 diritti, potrà vendere 500 diritti ed esercitare solo i restanti 500, dovrà quindi, in questo caso pagare 1.943 euro e diventerà proprietario al termine dell’operazioni di adc di altre 1.000 azioni e, di conseguenza, alla data del 27 gennaio sarà titolare di complessive 2.000 azioni.

 

ATTENZIONE: non si può stabilire a priori un metodo di comportamento preferibile, è connaturato nel mercato trovare un valore di equilibrio fra domanda ed offerta quindi non si può assolutamente dire ora se sia più conveniente vendere i diritti od aderire all’operazione, ma … si possono fare queste considerazioni.

 

Ad oggi lo “sconto” per gli azionisti Unicredit è del 25,90% (ricordate che al momento dell’annuncio dell’operazione era del 43,33%) la diminuzione dello “sconto” è dovuta chiaramente al ribasso che in questi giorni ha avuto il titolo in borsa.

 

Questo deriva da un banale calcolo, nell’ipotesi infatti che il prezzo dell’azione resti invariato all’attuale valore rettificato (2,622 euro) il vecchio azionista esercitando i diritti paga quell’azione 1,943 euro, cioè il 25,90% in meno (2,622 – 25,9%*2,622 = 1,943).

 

Ciò naturalmente porta come conseguenza che se il valore del titolo dovesse rimanere su questi livelli sarà il prezzo del diritto destinato a salire, mentre se il prezzo del diritto dovesse rimanere invariato o scendere anche il prezzo dell’azione subirebbe un calo.

 

I diritti per la loro natura saranno senza dubbio molto più volatili dell’azione stessa, ogni diritto infatti permette l’acquisto di due azioni ed al momento, come detto, incorpora uno “sconto”, di conseguenza la volatilità del suo prezzo sarà molto superiore (più del doppio).

 

Altra considerazione, in linea teorica il prezzo del diritto e dell’azione possono fluttuare senza limiti, impennarsi od azzerarsi, ma in pratica sarà quasi impossibile che il prezzo dell’azione nel periodo di contrattazione dei diritti, cioè fino al 20 gennaio prossimo, scenda sotto il livello di 1,943 euro, in quanto sotto quel livello nessun azionista avrebbe convenienza ad esercitare i diritti ed il consorzio di garanzia, dopo un ulteriore periodo in cui verrebbero messi in vendita i diritti inoptati, si vedrebbe costretto alla sottoscrizione dell’intero aumento di capitale.

 

Naturalmente al termine del periodo di negoziazione dei diritti questa considerazione “logica” perde di significato ed il prezzo del titolo, come tante volte negli ultimi tempi è accaduto, è sceso anche sotto il prezzo stabilito in fase di aumento di capitale.

 

Un’altra considerazione, derivante dall’analisi di operazioni di questo genere, è che molto spesso il prezzo del diritto tende a scendere nei primi tempi della contrattazione degli stessi, questo in quanto gli azionisti che non possono aderire all’operazione di adc in quanto non dispongono della liquidità necessaria, tendono a porre in vendita in fretta i loro diritti, ma ribadiamo che questo è solo un comportamento risultato prevalente nelle passate operazioni analoghe, ciò non significa affatto che lunedì il mercato si comporti in modo simile, nessuno è in grado di sapere a priori come si comporterà il mercato.

 

Naturalmente un azionista particolarmente fiducioso nelle prospettive dell’azienda e che dispone della liquidità necessaria, può comprare sul mercato altri diritti ed esercitarli prima della scadenza (che ricordiamo sarà il giorno 20 gennaio) arrivando quindi a più che triplicare, alla fine dell’operazione, le azioni in proprio possesso.

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