" Unicredit: aumento di capitale e diritti, come evitare ustioni " di Giancarlo Marcotti

Pubblicato il da borsaforextradingfinanza

http://www.finanzainchiaro.it/public/unicredit%201.jpgIl commento di un lettore (grazie Marco) mi ha fatto scaturire delle riflessioni per cui è nato questo nuovo articolo, direi che sono considerazioni di buon senso che possono aiutare i tanti azionisti di Unicredit perlomeno ad evitare ulteriori scottature.

 

Nel mio articolo paventavo la possibilità che possibili ulteriori “scottature” potessero tramutarsi in qualcosa di ancor peggiore, sono arrivato infatti ad usare il termine “ustioni”, riferendomi non tanto alle azioni, quanto ai diritti.

 

E’ infatti connaturato nell’animo umano il rischio, spesso, e giustamente, associato al termine opportunità e questi due concetti diventano così ancora più “attraenti” in presenza di alta volatilità.

 

Vedete, però, un conto sono gli esigui (come numero) correntisti di Cell Therapeutics che sono abituati ad un’alta volatilità e, forse, anzi senz’altro, la ricercano, un conto è la marea di correntisti Unicredit che invece questa volatilità l’hanno provata sulla loro pelle molto più recentemente.

 

Faccio un esempio: ipotizziamo (ma sia ben chiaro che non vuole essere una previsione, ma una base per il ragionamento) dicevo ipotizziamo che al termine della giornata di domani il diritto abbia fatto -26% e sia così sceso all’incirca a 1 euro quale sarà lo stato d’animo delle centinaia di migliaia di correntisti?

 

Dio mio, penseranno, era prevedibile (ogni volta che succede qualcosa il giorno dopo si dice che era prevedibile) ed ora cosa faccio? E se domani mi ritrovo i diritti a 0,50? Certo se la mia decisione è già indirizzata in ogni caso all’adesione il diritto potrebbe andare anche a 0,01 che comunque si sa quanto verranno pagate le nuove azioni e teoricamente non mi cambia nulla, ma, la tentazione (il concetto della mela è valido dai tempi del paradiso terrestre, quindi tutt’altro che nuovo) di fare un’operazione che teoricamente può far guadagnare molto sarà fortissima ed il perché è semplicissimo.

 

Se i diritti scendessero dopo la prima giornata a 1 euro, l’azione, più o meno, dovrebbe valere all’incirca 2,44 euro quindi aver perso quasi il 7% (in termini assoluti circa 18 centesimi di euro), ora in molte persone, a quel punto, si potrebbe insinuare il dubbio (od il timore) che prima della fine delle due settimane il diritto possa praticamente azzerarsi e l’azione terminare vicina a quota 1,95 euro. Quindi la tentazione di vendere i diritti a 1 euro con l’intento di ricomprarli a pochissimi centesimi verso la fine del periodo di contrattazione dei diritti potrebbe radicarsi in molti azionisti.

 

Se così andasse, infatti, l’azionista avrebbe visto scendere il valore di ogni singola azione di 65 centesimi circa (da 2,622 a 1,972), ma contemporaneamente, avendo venduto un egual numero di diritti a 1 euro e ricomprati a pochissimi centesimi, avrebbe guadagnato circa 95 centesimi per ogni diritto. Quindi sarebbe pienamente soddisfatto del suo operato, alla fine dell’operazione di adc, certo, le sue azioni varrebbero di meno, ma lui avrebbe guadagnato trenta centesimi per azione (l’11,44%) proprio un grande affare.

 

E dirò di più, quella tentazione sarà ancora più forte proprio perché l’azionista Unicredit, in questi ultimi tempi (ma per la verità da oltre due anni), vede penalizzato il proprio immobilismo, cioè ha visto la propria azione scendere quasi costantemente, quindi potrebbe vedere questa come una grossa opportunità per fare un buon guadagno proprio sulla discesa (in questo caso dei diritti).

 

Insomma, ciò che io voglio evidenziare, è ormai risultato chiaro, un simile modo di operare, cioè fare trading sui diritti, ha connaturato in sé un grado di rischio spaventosamente alto, se infatti i diritti dopo essere scesi cominciassero ad invertire la rotta salendo vorticosamente, cosa faremmo? La riterremmo una cosa temporanea e quindi preferiremmo temporeggiare o dovremmo affrettarci a ricomprarli? E se ci lasciassimo prendere dall’avidità e comprassimo molti più diritti di quanti poi saremmo in grado di convertire con l’idea di rivenderli prima della scadenza, ad un prezzo maggiore, ma poi il loro valore crollasse? Entreremmo in un vortice, verremmo continuamente divorati dal dubbio che potrebbe risultare sconvolgente per coloro che non sono abituati ad operare professionalmente in questo modo.

 

Insomma il rischio di aggiungere al danno anche la beffa diventerebbe davvero insopportabile.

 

Quindi il mio consiglio accorato è: non mettetevi a giocare con i diritti, non lasciatevi tentare da un facile ed immediato guadagno (che, sia ben chiaro, non è impossibile), abbiate sempre una riserva che può essere utilizzata in momenti ancora più critici di questo.

 

Se proprio volete giocare con i diritti, fatelo dunque per importi che siete assolutamente in grado di perdere senza grandi rimpianti, fatelo cioè come se stesse mettendo delle fiches sul rosso o sul nero di un tavolo da roulette.

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