Turchia, stretta anti-surriscaldamento sulle banche
Le autorità turche hanno chiesto ieri ad una delle principali banche commerciali del Paese, la Akbank, di pagare una sanzione di 742 milioni di dollari per non aver centrato le quote stabilite per le riserve di capitale. Ma non si tratta solo di una manovra sanzionatoria nei confronti del gruppo, bensì di un tentativo, da parte dei regolatori locali, di scongiurare quello che secondo molti analisti si profila ormai chiaramente come un surriscaldamento dell’economia.
Nella nazione euro-asiatica, insomma, è probabile che si avvii una strategia simile a quella che da tempo è utilizzata in altre realtà che affrontano problemi di crescita “eccessiva”. È il caso della Cina, ad esempio, che da anni chiede alle banche di garantire standard di capitalizzazione particolarmente gravosi, al fine di limitare il flusso di crediti a favore di cittadini ed imprese.
Anche in Turchia la spettacolare ripresa post-crisi è stata in gran parte trainata proprio dal comparto bancario, che ha attratto anche - e in modo sostanzioso - capitali dall’estero. L’espansione nei prestiti ai consumatori è stata pari al 42% lo scorso anno, il che ha garantito un impulso particolarmente forte all’espansione economica del Paese, che è stata pari all'8,9%: la seconda del G20 proprio dopo la Cina.
Secondo la banca centrale è necessario ridurre la crescita del flusso di crediti al 25% nel corso di quest’anno. Il che ovviamente inciderà sui profitti degli istituti finanziari: secondo l’organismo che regola il settore, la BDDK, il calo dei ricavi netti dovrebbe essere mediamente del 15%. ( Fonte: www.valori.it)