Trovato un "buco" di 15 miliardi si complica l'accordo con la Grecia

Pubblicato il da borsaforextradingfinanza

http://ts4.mm.bing.net/images/thumbnail.aspx?q=1521593295167&id=59e89f70c45d15a6b81e89cd282b4565Quando sembrava ormai arrivata alla fine, la partita greca si fa invece sempre più complessa: gli ispettori internazionali hanno trovato un "buco" di 15 miliardi di euro, che né i creditori privati ancora in trattative col governo né i nuovi aiuti da 130 miliardi potranno coprire. E il commissario agli Affari economici Olli Rehn chiede aiuto all'Eurozona: serve uno sforzo maggiore, e lo possono fare solo i 17 Paesi dell'euro o la Banca centrale europea, che però finora non ha voluto essere coinvolta.
Ad Atene, investitori privati e governo negoziano sulle perdite che le banche saranno costrette a subire nello scambio dei bond, in virtù della decisione europea di far partecipare anche i privati alla ristrutturazione del debito ellenico. L'accordo dovrebbe essere quasi pronto, anche se ieri il presidente dell'Eurogruppo Jean Claude Juncker lo ha definito «molto difficile». La Ue vuole vederlo entro la fine della settimana: si parla di perdite superiori al 70%, con un taglio del valore nominale dei titoli del 50%, una cedola tra il 3,5% e il 4,5% sui nuovi interessi, e più tempo per ripagare il debito. A Bruxelles, invece, il rebus Grecia si arricchisce di nuovi ostacoli: gli ispettori quantificano in 15 miliardi di euro il gap che resta da coprire dopo che i privati avranno accettato le loro perdite e gli aiuti del secondo piano salva-Grecia, 130 miliardi di euro, saranno disponibili. Rehn mette le mani avanti, e ha già chiesto all'Eurozona «uno sforzo maggiore», tanto che già a livello tecnico i 17 hanno discusso l'eventualità. Oggi torneranno a confrontarsi sulla chiamata alle armi di Rehn, nell'Euro working group, in attesa di un Eurogruppo di ministri che potrebbe essere convocato tra lunedì e mercoledì prossimi, anche per dare il via libera all'accordo Grecia-privati e sbloccare così i 130 miliardi. Gli aiuti sono però vincolati anche alle riforme di Atene, i ministri vogliono degli impegni scritti e per questo il premier Lucas Papademos sta cercando il consenso dei partiti per presentarsi a Bruxelles con un piano di riforme. Lo sforzo in più che Rehn chiede all'Eurozona significa entrare nel campo del OSI, o "official sector involvment", dopo il PSI, o "private sector involvment": in pratica anche gli investitori pubblici, come le banche nazionali o le casse depositi e prestiti, potrebbero partecipare alle perdite. La Germania ha già detto "no".
Incognita Bce: se entrasse in campo, come chiede la Grecia, potrebbe evitare nuovi sforzi ai Paesi, ma finora ha sempre escluso una sua partecipazione alla ristrutturazione del debito ellenico. (b.i.)
( Fonte: www.gazzettadelsud.it)
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