" Senza immigrati si lavorerà di più " di Loretta Napoleoni
Il 2012 è stato un anno di grandi migrazioni in Europa. Dal 2008 al 2011 il totale dell'immigrazione netta nell'Unione Europea, e cioè il numero di persone che si sono spostate da un Paese all'altro cercando lavoro, è passato da 11mila a 279 mila. Se estrapoliamo i dati relativi alla prima metà del 2012, il totale dell'immigrazione netta durante quest'anno che volge al termine potrebbe arrivare a 360 mila.
Dai Paesi della periferia, dove la disoccupazione è ai massimi storici, la forza lavoro di qualsiasi tipo si sposta principalmente verso le economie più dinamiche, la Germania, e quelle dove più bassa è la barriera linguistica, la Gran Bretagna. Mentre nel 2007 il numero degli immigrati provenienti da Grecia, Italia, Spagna e Portogallo in Germania ammontava a circa 41 mila, nel 2011 questo numero si era raddoppiato e nella prima metà del 2012 ha subito una forte accelerazione. Nel Regno Unito il numero degli immigrati nel periodo marzo 2011 marzo 2012 è stato di 183 mila, quasi il doppio rispetto ai 12 mesi precedenti.
Per l'economia tedesca l'impennata dei flussi di migrazione è una manna dal cielo perché compensa il trend demografico di decrescita della popolazione. La popolazione tedesca, come quella giapponese, sta invecchiando velocemente e ciò significa che con un basso tasso di fertilità pari all'1,4 per cento e con 100 mila immigrati l'anno, la Germania passerà dagli 82 milioni odierni a 80 milioni nel 2020 e a 70 milioni nel 2050. Se aumentiamo il tasso di fertilità all'1,6 e raddoppiamo il numero degli immigrati la popolazione scenderà a 80 milioni nel 2030.
Il problema della Germania in entrambi i casi è una domanda di lavoro sufficientemente elevata per mantenere in piedi l'economia. Nel primo scenario la forza lavoro (dai 20 ai 67 anni) arriverebbe a 50 milioni nel 2020 e a 42 nel 2050 dai 51 odierni; nel secondo scenario questa riduzione sarebbe solo leggermente inferiore. Per compensare la riduzione di forza lavoro sarà necessario aumentare le ore lavorative, che è quello che probabilmente succederà. Secondo le proiezioni tra il 2012 ed il 2020 questo aumento si aggirerà intorno all'1% annuo. Se i tedeschi non vogliono lavorare di più dovranno incoraggiare l'immigrazione e quindi attrarre forza lavoro dagli altri Paesi. Per ora a spingere giovani e meno giovani verso la Germania ci pensa la crisi del debito sovrano.
Fonte: www.caffe.ch