" Il destino comune di debitori e creditori " di Loretta Napoleoni

Pubblicato il da borsaforextradingfinanza

http://www.rainews24.it/ran24/immagini/2011/09/loretta_280xFree.jpgIn anteprima un brano tratto dall'ultimo libro dell'economista Loretta Napoleoni, "Democrazia vendesi" che uscirà il prossimo 9 gennaio edito da Rizzoli.
Per cambiare il mondo bisogna costruire una nuova realtà che renda quella presente obsoleta. È quello che fece Keynes negli anni Venti. Ai tempi, la sua era una delle poche voci fuori dal coro che suggerivano la riduzione o la cancellazione del debito della Germania, le famose "riparazioni" imposte al Paese dopo la Prima guerra mondiale. L'economista inglese si prodigò a spiegare in articoli e pamphlet quanto queste fossero eccessive, impossibili da estinguere e pericolose, basando il suo ragionamento su un semplice concetto: un comune destino lega debitore e creditore.
Ma né l'iperinflazione tedesca, né il crollo del '29 con la Grande depressione, né l'ascesa di Hitler furono sufficienti a far capire alla classe politica del tempo che l'economia liberista, il cui fulcro monetario era il debito, remava contro democrazia e benessere, e che questo avveniva non solo a livello nazionale ma anche a livello mondiale.
Così Keynes scrisse la Teoria generale, che venne pubblicata nel 1936. L'economista inglese inventò una realtà economica e politica radicalmente diversa da quella fino ad allora conosciuta in Occidente e la presentò al mondo quale soluzione degli enormi problemi che da anni affliggevano l'economia mondiale. Il resto della storia lo conosciamo bene, la rivoluzione keynesiana divenne la base teorica degli accordi di Bretton Woods, sui quali si costruì il sistema monetario ed economico postbellico. La grande intuizione di Keynes fu sostituire all'equazione liberista, secondo cui il mercato è la fonte della ricchezza, un nuovo paradigma: la comunità crea benessere attraverso la spesa pubblica.
Attualmente ci troviamo in una situazione molto simile a quella degli anni Venti e Trenta: con la vittoria del neoliberismo e la finanziarizzazione dell'economia si sono riprodotte nel sistema economico le stesse distorsioni che poco meno di un secolo fa lo portarono al collasso. La Grande recessione è la versione moderna della Grande depressione e le voci fuori dal coro sono ancora una volta oggetto di bombardamenti ideologici e mediatici, specialmente nei Paesi della periferia. Quel che si chiede è, come sempre, la riduzione o la cancellazione del debito e un ripensamento del sistema monetario e, nel caso specifico dell'Europa, del meccanismo di funzionamento della moneta comune, l'euro. Ieri come oggi il paradosso è che i più convinti difensori del vecchio sistema ne sono le prime vittime.
Il debito ha cambiato la natura di alcune economie e al momento la periferia di Eurolandia è impoverita e umiliata come la Germania degli anni Venti. A differenza di un secolo fa, a contribuire a questa metamorfosi sono state la colonizzazione interna e la cannibalizzazione dell'economia europea. Se il modello non cambia, nazioni come l'Italia e la Spagna condivideranno il destino della Grecia e diverranno economie arretrate.
La moneta comune europea non è certo l'unica responsabile, ma è un elemento centrale della crisi del debito sovrano. (...) Il credito facile ha poi nascosto agli occhi delle popolazioni l'erosione di competitività delle loro industrie. Ci troviamo dunque di fronte a due problemi distinti che scaturiscono dall'adozione dell'euro all'interno dell'Unione Europea: da una parte l'eccessivo indebitamento e dall'altra la scarsa competitività della periferia. Risolvere il primo ristrutturando o addirittura cancellando il debito non è però sufficiente a rendere le economie più competitive per riavviare la crescita.
Ormai anche istituzioni come il Fondo Monetario  e la stessa Bce hanno abbracciato l'ipotesi della cancellazione del debito della Grecia per evitare di doverla estromettere dall'Unione Europea. Per quanto rivoluzionaria possa sembrare tale idea, la storia è piena di situazioni analoghe. (...)
A ragione Keynes sosteneva che, nell'antichità come nell'era moderna, un debito eccessivo porta alla bancarotta e quindi si perde in due, debitore e creditore. (...)
Oggi nessuno può negare che il decadimento economico della periferia sia legato al debito e alle politiche di austerità che inutilmente vogliono contenerlo, e che tutto ciò alimenti la recessione mondiale. Alla fine del 2012 persino l'Ocse ha lanciato un appello a riguardo. Pretendere che i debitori sborsino denaro che non hanno è solo controproducente per tutti.
Fonte: www.caffe.ch

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