" Romiti si candida a guidare … la Fiom!!! " di Giancarlo Marcotti
La celeberrima Fiom, Federazione impiegati operai metallurgici, la sigla sindacale che da sempre è simbolo di lotte serrate nei confronti del “ padronato” è guidata dal 2010 da Maurizio Landini, il quale pensa di poter restare a capo del sindacato dei “ duri e puri” per gli altri sei anni che il mandato gli conferisce.
Ma da ieri ha un nuovo rivale... non proprio un giovane rampante ( il prossimo anno, infatti, compirà novant’anni), ma si sa, Monti ed il suo governo ci ricordano, un giorno sì e l’altro pure, che la vita media degli italiani è in continuo aumento e quindi di pensione non se ne parla.
Ora sarete curiosi di sapere chi è questo “ baldo giovanotto” che aspira a diventare il nuovo Segretario della Fiom?
Ebbene, è Cesare Romiti!
Cesare Romiti?!?
Cesare Romiti?!?!?
Ma Cesare Romiti quello che nel 1998 lasciò la Fiat in cambio di una “ piccola” buonuscita di 204 miliardi delle vecchie lire!
Sì proprio lui! Ma erano lirette svalutate, mica gli euro di adesso.
Allora Cesare Romiti ex Presidente ed Amm.Del. di Fiat quello della “ marcia dei 40.000”, tanto per capirci, ha compiuto un’operazione di trasformismo che, al confronto, Fregoli fa la figura del dilettante, e da simbolo assoluto del “ padrone arrogante” è diventato ora improvvisamente il “ paladino” della classe operaia!
Parrebbe proprio di sì.
Almeno ad ascoltare le sue parole riguardo alla polemica che si sta scatenando dopo che è stato reso noto il comunicato con cui, nella giornata di ieri, Fiat ha prospettato l’impossibilità di poter rispettare il piano “ Fabbrica Italia”.
Romiti, in chiara e aperta polemica con Sergio Marchionne, ha dichiarato letteralmente che “ uno dei principali colpevoli è il sindacato assente che, tranne la Fiom, non ha fatto nulla per contrastare le scelte del management”.
Nessun dubbio quindi, Romiti loda la Fiom e contesta aspramente l’Amm. Delegato di Fiat.
D’altronde ha tutte le carte in regola per parlare, lui è stato seduto su quella sedia che ora occupa Marchionne, ed è riuscito ad avere, in combutta con i sindacati, tanti di quei soldi pubblici che sarebbero bastati non solo per salvare la Fiat, ma anche GM, Ford e Chrysler messe insieme.
In effetti questa è una dote che Marchionne non ha, bisogna riconoscerlo. Occorre avere le qualità di Romiti per far sborsare alle casse dello Stato ( e cioè a noi tutti, per chi se lo fosse dimenticato) fiumi di denaro pubblico che fu sperperato in una maniera ignobile, e poi riuscire alla fine ad andarsene, intascandosi pure 204 miliardi di lire!
Ah! Non solo, con un paio d’anni di ritardo rispetto alla data in cui lasciò la Fiat ( il tempo necessario affinché si pronunciasse anche la Cassazione), riuscì a prendersi anche undici mesi e dieci giorni di carcere per irregolarità compiute nella funzione di Amministratore Delegato.
Insomma Romiti non si è fatto mancare nulla: soldi e carcere, un bel connubio, anche se, forse non serve neppure ricordarlo, siamo in Italia, nella realtà non passò neppure un giorno in cella.
Ed ora insegna a Marchionne, che di soldi pubblici non ha preso neppure un centesimo, come si amministra un’impresa automobilistica che lui ha lasciato in situazione comatosa dopo aver imposto la scelta più scellerata che si potesse pensare, ossia trasformare Fiat, da fabbrica di automobili, a Holding di partecipazioni.
Ricordate quando Fiat era proprietaria di Toro Assicurazioni? E della Rinascente? Per non parlare di Alpitour, che affaroni!
Il declino di Fiat iniziò proprio nel 1988 quando Romiti, comportandosi come sempre da paraculo, sposò l’idea di Giovanni Agnelli ( senza il minimo dubbio, il peggior imprenditore nella storia d’Italia) e cioè di trasformare Fiat in una Holding di partecipazioni.
Venne fatto fuori quindi l’Ing. Ghidella, allora a capo della Fiat Auto, che era stato l’artefice della rinascita della Casa torinese negli anni ’80 grazie soprattutto al successo della “ Uno” ( ricordiamo che nel ’84 Fiat era al primo posto per le vendite di auto in Europa!), il quale era fermamente convinto ( e a ragione!!!) che l’azienda dovesse rimanere essenzialmente un’impresa automobilistica.
E quella, dunque, fu la svolta nefasta per l’azienda del Lingotto, gli anni ’90 si rivelarono catastrofici, la sola boccata d’ossigeno arrivò dalla svalutazione della lira nel 1992, ma ormai il declino era segnato. Quando … quando improvvisamente … tatà tatà … arrivano i nostri!!!
Proprio come nei telefilm di indiani e cow boy, in soccorso della Fiat arrivano nientemeno che… Prodi e Bersani!!!
Proprio loro, l’accoppiata vincente! Singolarmente sono disastrosi, ma in coppia … assolutamente deleteri.
E cosa si sono inventati nel 1996 i redivivi Fratelli De Rege? Una furbata che non sarebbe venuta in mente neppure a Stefano Ricucci … gli incentivi alla rottamazione!!! Strepitosi!!!
Proprio così, poiché Fiat da anni non sfornava modelli nuovi, con gli incentivi pubblici, così, gli italiani rottamarono vecchie Fiat e si comprarono nuove Volkswagen. Soldi pubblici che sono finiti in Germania, un’idea geniale direbbe Giovanni Mucciaccia.
L’accoppiata Mortadella e Gargamella ha fatto così il miglior favore che potesse essere fatto ai concorrenti di Fiat. Si avvantaggiarono molto, infatti, non solo le Case automobilistiche europee, ma anche quelle asiatiche che con quella operazione riuscirono a penetrare in maniera significativa nel nostro mercato nel quale, fino ad allora, erano solo marginalmente presenti.
Si diede in questo modo il colpo di grazia alla Fiat, nel 1998, quando Romiti lasciò la poltrona accontentandosi di soli 204 miliardi di lire ( guardate che non è un errore di stampa, Romiti ricevette questa cifra da Agnelli come ringraziamento per aver portato l’azienda al fallimento!), nel 1998 dicevamo, la Fiat era tecnicamente fallita. Occorreva quindi nominare un nuovo Presidente, una persona “ dalla faccia pulita” che aveva il compito di “ rifilare la sola” come si direbbe a Roma, ed il compito fu affidato a Paolo Fresco, il quale riuscì a trovare “ il gonzo” al di là dell’oceano.
L’accordo, arrivato nel 2000, prevedeva l’acquisto da parte di GM del 20% di Fiat Auto e l’opzione d’acquisto del rimanente 80% nel 2004.
Cosa accadde, poi, è cosa nota a tutti, il primo giugno 2004, tre giorni dopo la scomparsa di Umberto Agnelli, fu nominato Amministratore Delegato Sergio Marchionne, che salvò tutto. L’operazione era considerata assolutamente impossibile, ma il più grande Genio dell’imprenditoria italiana riuscì in quello che può tranquillamente essere definito come il vero, grande, miracolo economico italiano, il salvataggio di Fiat.
Nel 2004 Fiat fatturava 27 miliardi, ne perdeva 1,5 ed aveva un’esposizione complessiva superiore a 35 miliardi di euro; quest’anno ne fatturerà 77, avrà un utile ( utile non perdita!) della gestione ordinaria compreso fra i 3,8 ed i 4,5 miliardi ed un indebitamento netto industriale fra i 5,5 ed i 6 miliardi di euro.
Al mondo se non son viste talmente tante che una in più o una in meno non fa la differenza … però sentire Romiti che critica Marchionne … è … è possibile solo in Italia.