Portogallo, le banche e il salvataggio
Le banche portoghesi potrebbero essere costrette a modificare la struttura di parte dei loro business, se vorranno sperare di “intercettare” una quota degli 80 miliardi di euro che dovrebbero essere concessi al governo di Lisbona dalle autorità internazionali al fine di evitarne il fallimento. A spiegarlo è il Wall Street Journal, che cita un dirigente bancario che ha preferito mantenere l’anonimato.
Il Portogallo e i dirigenti dell’Unione europea e del Fondo monetario internazionale hanno avviato ieri i negoziati per comprendere l’entità e i termini del prestito d’emergenza. Un accordo finale dovrebbe arrivare entro la metà di maggio, in tempo per consentire al Tesoro di pagare 4,9 miliardi di euro legati ad una serie di titoli di Stato in scadenza proprio nelle prossime settimane. Le autorità europee hanno già sottolineato che i colloqui riguarderanno i temi della riduzione del debito, della competitività e della stabilità del sistema finanziario portoghese. Ma anche le banche saranno coinvolte nella discussione nel corso di questa settimana.
Rimane comunque difficile che agli istituti di credito possa essere dedicata una parte dei capitali di Ue e Fmi: «Si tratta di salvare il Portogallo, non le sue banche», ha spiegato un altro dirigente bancario. D’altra parte va detto che il sistema degli istituti di credito del Paese dell’Europa occidentale è posizionato meglio rispetto a quelli degli altri due Stati salvati grazie ad un intervento internazionale: Irlanda e Grecia. ( Fonte: www.valori.it)