" Piazza Affari non demorde e resta positiva" di Giancarlo Marcotti
La quota di 15.500 punti per il nostro indice principale si sta rivelando un livello sul quale consolidare la posizione in attesa di un nuovo trend rialzista, speriamo proprio sia così, oggi la seduta è risultata un po’ nervosa, ma si è svolta quasi interamente in territorio positivo.
Soltanto nella prima ora di contrattazione il Ftse Mib (+0,25%) è rimasto sotto la parità, poi sono prevalsi gli acquisti, anche se il rialzo non ha mai superato il punto percentuale.
Dagli Stati Uniti due buone notizie, in primis il settore privato ha creato, a settembre, 162.000 posti di lavoro, quindi più di quanto si attendevano gli economisti (+133.000), poi ha battuto le stime anche l’indice ISM non manifatturiero che, sempre il mese scorso, è salito a 55.1 punti dai precedenti 53,7 punti. Dato che gli economisti avevano previsto un calo (a 53 punti) la notizia è stata particolarmente apprezzata dal mercato.
I dati macro hanno così rafforzato il dollaro salito a 78,5 contro yen e tornato a 1,29 nei confronti della moneta unica.
Sul nostro listino principale buona seduta per il comparto bancario anche se i maggiori rialzi giornalieri sono stati appannaggio di Exor (+1,73%) in trend positivo dallo scorso maggio ed arrivata su quotazioni che non toccava da 15 mesi, a seguire Telecom Italia (+1,69%) che cerca così di frenare i ribassi che da diverse sedute stavano martoriando il titolo.
Ed infine Impregilo (+1,68%) da alcuni giorni tornata in auge, e chiaramente proiettata nuovamente verso i massimi dell’anno.
Ed eccoci arrivati al comparto bancario, guidato oggi da Banco Popolare (+1,57%) che sembra essersi adagiata sul livello di 1,2 euro per poter ripartire nuovamente, obiettivo quota 1,40 euro. Unicredit (+1,44%) ha preceduto Mediolanum (+1,24%), Banca Popolare di Milano (+1,13%), Ubi Banca (+1,07%) e Intesa San Paolo (+0,81%).
Un solo titolo ha perso oltre un punto percentuale, ed è il solito A2A (-1,09%) che non conferma la buona intonazione delle ultime due sedute, male anche Mediobanca (-0,98%) che rimane comunque da tempo in un range abbastanza ristretto, ed Eni (-0,93%) che non può non risentire dell’ennesimo ribasso del greggio, arrivato sotto gli 89 dollari per barile, sui livelli di inizio agosto.
Si spiega così anche il calo di Tenaris (-0,74%) che comunque rimane su quota 16,2 euro, un valore decisamente elevato visti i prezzi petroliferi.
Insomma una giornata che potrebbe anche essere definita interlocutoria, ma che ha nostro avviso va archiviata con soddisfazione.