Mercato distressed: per la prima volta l’Europa supera gli Usa
La crisi dei conti pubblici sovrani e il suo impatto sul settore bancario hanno permesso al mercato europeo dei debiti distressed di superare, per la prima volta, la dimensione del suo omologo statunitense. Lo segnala l’agenzia Bloomberg.
Gli istituti del Vecchio Continente sarebbero costretti al momento a mettere sul mercato titoli “non performing” per un controvalore di circa 2 trilioni di dollari. Si tratta, in sostanza, di un’enorme mole di assets difficili da liquidare e a forte rischio di default. I possibili acquirenti sono costituiti dai cosiddetti “fondi distressed”, veicoli di investimento specializzati nell’acquisizione a basso costo di titoli problematici che, sulla carta, possono offrire rendimenti senza eguali rispetto a prodotti più sicuri a rendimento fisso come le obbligazioni governative. In media, i guadagni realizzati dagli operatori sui titoli distressed possono superare di dieci punti percentuali quelli offerti dai bond emessi dagli Stati sovrani.
Le operazioni di mercato condotte da questo genere di fondi suscitano impressioni diverse presso gli osservatori. Da un lato, le loro attività vengono apprezzate per la capacità implicita di ripulire il mercato da una massa tossica di titoli estremamente pericolosi per le banche. Al tempo stesso, tuttavia, la ricerca di profitto degli operatori del segmento rischia spesso di tradursi in una vera e propria attività predatoria (da cui il soprannome “vulture”, avvoltoio, spesso attribuito a questi fondi) che rischia di prosciugare le risorse di chi ha emesso i titoli una volta che, a default avvenuto, l’operazione recupero crediti approda in tribunale. Alle sentenze favorevoli seguono spesso ordini di rimborso per un ammontare decisamente superiore a quanto originariamente dovuto e conseguenti congelamenti di assets detenuti all’estero.
( Fonte: www.valori.it)