Le difficoltà di Cooperative Bank, una esemplare crisi di crescita - di Vincenzo Comito

Pubblicato il da borsaforextradingfinanza

http://www.finansol.it/wp-content/uploads/2013/05/Britannia-Building-Society.jpgLa maggior parte delle volte, quando su questo sito diamo notizie del mondo della finanza solidale, del commercio equo, delle ong, delle cooperative, le informazioni riportate sono positive o molto positive e vengono registrati di frequente i successi di tali organizzazioni in giro per il  mondo. Ogni tanto non manca certamente la constatazione di qualche difficoltà, ma spesso si tratta di problemi legati ad eventi esterni  non controllabili, come ad esempio quelli venutisi a creare  con lo scoppio della crisi del 2007-2008.

Oggi invece ci dispiace di dover dare notizia delle rilevanti difficoltà che in questo momento incontra l’organizzazione Coop in Gran Bretagna. I problemi sono tutti interni e l’evento ci ricorda che anche le strutture su cui contiamo e a cui guardiamo in modo positivo si trovano ogni tanto a percorrere delle acque anche molto agitate; questo a causa degli errori e delle scelte sbagliate dei suoi gruppi dirigenti, spesso mossi dall’ambizione personale e anche da quella per l’affermazione della struttura che dirigono e di cui magari sono orgogliosi.

In passato abbiamo dato in un paio di occasioni delle notizie confortanti su tale organizzazione britannica, che, nata e sviluppatasi nel settore della grande distribuzione, sino a raggiungere dimensioni veramente ragguardevoli, collocandosi tra i protagonisti nazionali del settore, si era poi articolata e diversificata in varie direzioni, tra cui, oltre a quella del settore finanziario e bancario, anche in quelle delle farmacie e del business delle onoranze funebri.

L’inserimento in forze di tale organizzazione nel mondo del denaro era stato visto a suo tempo dall’opinione pubblica britannica ed anche dagli organi di controllo del settore in modo molto benevolo, dati anche i clamorosi scandali e i rischi di bancarotta che avevano toccato le grandi banche del paese, che erano quindi ormai ampiamente screditate. Nell’ultimo periodo si era così, tra l’altro,  assistito ad una certa emigrazione dei depositi dalle stesse grandi banche proprio verso l’organizzazione finanziaria della Coop.

L’ultima volta che abbiamo parlato della stessa, la Co-operative Bank - che ha 6,5 milioni di clienti, si accingeva ad acquisire un gran numero di filiali della Barclays, obbligata a sbarazzarsene dai pubblici poteri. Ma ora apprendiamo dalla stampa – si veda il Guardian dell’11 maggio 2013 con un articolo a firma di R. Neate e J. Treanor – che essa sta cercando di rassicurare i suoi clienti che non ha bisogno di un salvataggio da parte del governo, dopo che il suo rating è stato ridotto in una volta sola di ben sei livelli ed esso è stato portato al livello di titolo spazzatura, mentre il suo amministratore delegato, Barry Tootel, si è dovuto dimettere.

L’azzeramento del rating da parte di Moody’s ha fatto seguito a settimane di congetture sulla reale situazione finanziaria della banca, dopo che essa aveva pubblicato un bilancio in cui apparivano perdite per 600 milioni di sterline e dopo che aveva rinunciato a portare avanti un precedente accordo con la banca Lloyds per acquisire 632 delle sue filiali. Intanto sul mercato le quotazioni dei titoli obbligazionari emessi dalla banca sono diminuite del 20%. La cooperativa insiste peraltro che essa può sistemare la situazione grazie alla forza finanziaria della casa madre – che rigurgita liquidità – e attraverso la cessione delle sue attività nel settore assicurativo, nonché  il ridimensionamento dello stesso business bancario. Ma Moody’s si mostra in qualche modo dubbiosa che tutto questo sia sufficiente a chiudere la questione.

In un altro articolo apparso sull’Observer del 12 maggio, J. Treanor e N. Pratley cercano poi di capire le ragioni della debacle, ragioni che richiamano una situazione cui diverse altre organizzazioni dell’altra economia si trovano a volte di fronte anche nel nostro paese.

Le radici della crisi stanno nell’elevatissimo  tasso di crescita della Coop nell’ultimo periodo e nella sua altrettanto veloce attività di diversificazione; ha pesato in particolare il fatto che, nel 2009,  essa ha acquisito la Britannia Building Society. Dopo quattro anni i due business non si erano per nulla integrati ma nel frattempo sono emerse rilevanti perdite nel portafoglio crediti della stessa Britannia.

Il tutto rimanda  all’ambizione e anche all’arroganza di pochi uomini al comando che non hanno visto arrivare in tempo i pericoli cui andavano incontro con le loro decisioni. Essi non hanno ricordato, tra l’altro, quanto dice già da molti anni la scienza del management, che cioè il limite maggiore alla crescita delle imprese è costituito dal processo di apprendimento dell’organizzazione e dei suoi dirigenti, processo necessariamente lento; gli uomini al comando e i loro sottoposti non riescono di norma a gestire adeguatamente un business che si gonfia troppo rapidamente. Speriamo ora che, come sembra, le cose si possano presto rimettere in movimento nella giusta direzione. Certo l’immagine di Coop in Gran Bretagna ha comunque subito un grave colpo e di questo ci dispiace molto.

Fonte: http://www.finansol.it/?p=7590

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