Lavoro e profitti nel mondo: un andamento molto poco soddisfacente - di Vincenzo Comito

Pubblicato il da borsaforextradingfinanza

http://www.finansol.it/wp-content/uploads/2013/06/220px-Juan_Somavia_at_SI_Presidium_meeting.jpgSono stati da poco pubblicati i risultati di una ricerca portata avanti  dall’Organizzazione Mondiale del Lavoro (ILO), ente internazionale con sede a Ginevra la cui missione si ricava facilmente dal nome. Si tratta, per altro verso, dell’edizione più recente dell’analisi che ogni anno l’organismo dedica al tema dei salari nel mondo. Il titolo dello studio è Global Wage Report 2012/2013, Wages and Equitable Growth, ILO, Ginevra, 2013 (pdf).

C’è da sottolineare preliminarmente che in realtà le tendenze generali descritte nello studio erano in linea di massima già note e dibattute da tempo a livello economico e politico; quello che è importante è che non solo la base dei dati è aggiornata, ma che le conclusioni generali dello studio sono accompagnate da un’analisi molto dettagliata della situazione nel tempo e nelle varie aree del mondo.

Vediamo in sintesi quanto è emerso dalla ricerca. La conclusione di base più importante è, a nostro parere, quella che nei paesi occidentali, a partire dalla fine degli anni settanta e sino ad oggi, la quota dei profitti sul pil  è aumenta in media di dieci punti, mentre quella degli stipendi e salari è invece diminuita in maniera corrispondente. Questa legge tocca tutti i paesi interessati, sia pure con qualche scarto di non grande importanza nel tempo e nello spazio tra le varie realtà.
Nel periodo precedente, invece,  accadeva che, quando si manifestavano incrementi rilevanti nei margini di profitto, essi venivano presto annullati dalla concorrenza presente sul mercato da una parte, da un  aumento dei salari dall’altra. Ora questo non sembra accadere più da molto tempo.

Va sottolineato, in particolare e parallelamente, che nel periodo 1999-2011  la produttività del lavoro è cresciuta in media nel mondo sviluppato ad un ritmo doppio rispetto a quella dei salari.

Si registra peraltro il fatto che le tendenze delineate vengono registrate non solo nei paesi ricchi, ma anche per quanto riguarda i paesi emergenti, contrariamente a quanto direbbe la teoria economica. Si tratta peraltro della  ennesima riprova che il corpus dell’economia accademica appare da rivedere in profondità. Se questa tendenza  alla riduzione del peso dei salari e all’aumento di quello dei profitti non si fosse verificata, oggi il livello degli stessi profitti, secondo i calcoli fatti nello studio,  sarebbe inferiore di circa due terzi.

La ricerca dell’Ilo mostra anche che  gran parte dei maggiori profitti sono stati distribuiti agli azionisti come dividendi e non utilizzati invece per incrementare gli investimenti. Lo studio arriva alla conclusione che il declino nei salari è stato così onnipresente a livello geografico e così persistente nel tempo che esso deve essere stato causato da delle forze economiche molto forti e persistenti, tra le quali si possono elencare la rivoluzione tecnologica, la globalizzazione, la finanziarizzazione dell’economia e l’erosione nel tempo del potere contrattuale dei sindacati.

Altra conclusione ricavabile dalla studio è quella che l’incremento dei salari nel mondo dopo la crisi è rimasto ad un livello che si colloca  molto al disotto di quello registrabile  prima della crisi, anche se si individuano degli andamenti differenziati nel mondo, con la tendenza alla riduzione nei salari reali rispetto alla produttività soprattutto nei paesi occidentali. La riduzione nel livello dei salari ha avuto come conseguenza un indebolimento dei consumi delle famiglie e quindi una riduzione nella domanda aggregata. L’ILO sottolinea come peraltro alcuni paesi e solo alcuni sono riusciti a rimediare  a questa caduta della domanda interna attraverso un incremento nel livello delle esportazioni.

A livello di un’analisi più dettagliata, si scopre poi che non tutti i percettori di stipendi e salari hanno sofferto allo stesso modo; la situazione si è rivelata come molto migliore per i lavoratori più qualificati, oltre che per i manager ed i quadri superiori,  mentre essa è stata molto negativa, invece, per i salari più bassi e per i lavoratori a più bassa qualificazione.
Fonte: www.finansol.it

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