L’economia della delusione e dell’impotenza - di Gianfranco Visconti
I migliori pensatori politici italiani sono i comici. I testi di Corrado Guzzanti, Maurizio Crozza (e dei loro autori), Francesco Tullio–Altan[1], ecc., andrebbero studiati nelle università.
Le buone notizie di questi giorni sarebbero che l’UE chiude la procedura di infrazione per deficit eccessivo verso l’Italia (a cui le regole europee vengono sempre applicate con inflessibile rigore) e grazie ad essa il nostro bilancio pubblico avrà nel 2014 un margine di manovra di mezzo punto di PIL, pari ad 8 miliardi di Euro. Ce ne sarebbe per scongiurare almeno l’aumento della Tares e pagare qualche altro debito della PA.
Non solo, ma c’è pure la possibilità che la Germania ci faccia un prestito a tassi da bond tedeschi, magari chiedendoci in garanzia le riserve auree della Banca d’Italia, come fece il Fondo Monetario Internazionale a metà degli anni settanta. Si devono essere preoccupati per il calo delle vendite di Mercedes, Audi e BMW a quegli spendaccioni degli italiani. Poi, come dice il Presidente Letta, c’è l’iniziativa europea Youth Guarantee per il contrasto alla disoccupazione giovanile. Ma ha solo sei miliardi di Euro per tutta la UE, per cui all’Italia toccheranno fra 600 e 700 milioni, che, ovviamente, sono i benvenuti, ma con i quali non si potrà fare molto. Il tutto mentre, per rifinanziare la cassa integrazione in deroga si tagliano i fondi alla formazione professionale, quindi alle politiche attive del lavoro, destinate in misura preponderante ai giovani. Un classico italiano: invece di trovare un’altra voce di spesa si taglia anche quel poco che è destinato ai figli per darlo ai padri.
Per il resto la situazione può essere racchiusa in quattro termini: depressione, delusione, rinvio, impotenza: ecco a voi il Governo Letta – Alfano o, meglio, Napolitano – Berlusconi, visto che il PD mi sembra sostanzialmente acefalo, con buona pace del rispettabile Epifani. Esaminiamo insieme questi termini.
Cominciamo da “depressione”. Su questo termine ha assolutamente ragione Roberto Romano che, nel suo recente ed ottimo articolo pubblicato Sbilanciamoci.info: visti gli indicatori, non si può continuare a dire che quella dell’economia italiana è una recessione, ma è una depressione. Le definizioni di “depressione economica” sono diverse, ma, anche accettando la più ampia (durata di almeno tre anni e calo del PIL di almeno il 10%), possiamo annunciare che a fine 2013 ci saremo. Con le definizioni più restrittive (durata di almeno tre trimestri e calo di diversi punti del PIL) ci siamo già da un pezzo.
Ad una economia depressa fa da specchio una società delusa: almeno il 70% (in realtà di più) degli italiani sperava di lasciarsi alle spalle “l’età berlusconiana”, che in futuro stupirà gli storici, ma votando PD ha riavuto Berlusconi, votando M5S ha riavuto Berlusconi, votando PDL ha riavuto Berlusconi (l’ultimo caso è normale). Come al solito, in Italia, non si è avuto l’animo di negare una proroga a chi la richiedeva. Era giusto dargli un’altra occasione per completare la sua opera: salvare se stesso (e le sue aziende) e sprofondare il paese. Non contento di avere perso tre milioni di voti rispetto al 2008, il PD ha messo i suoi elettori in condizione di attendere con impazienza le (molto) prossime elezioni politiche per fargliene perdere altrettanti, ma se va bene ed il PD voterà l’eleggibilità di Berlusconi per l’ennesima volta ne perderà un altro bel numero. Il mio pensiero va al compianto Paolo Sylos Labini che per primo si battè per fare applicare il DPR n° 361 del 1957 sull’ineleggibilità dei concessionari pubblici e che avrebbe meritato di vivere in un paese migliore.
Come diceva Giovanni Giolitti, politico che ebbe molti meriti fra cui quello di essere uno dei primi a capire che al Sud con la criminalità ci si poteva convivere proficuamente (non per niente Gaetano Salvemini lo chiamò “ministro della malavita”), “le leggi per gli amici si interpretano, per i nemici si applicano”. Se il PD interpreterà la norma a favore di Berlusconi, ne seguirà che il PD è amico di Berlusconi. Dai sillogismi non si scappa.
E siamo arrivati al rinvio e all’impotenza. Nato male, guardato con diffidenza all’estero perché comunque conta sul sostegno decisivo di Berlusconi, il Governo del rispettabile Letta (altra persona che meritava un destino migliore) ha esordito male, per quanto nell’unico modo per lui possibile, rinviando, mettendo pezze qua e là, promettendo riforme[2] da concordare in un Autunno che sarà di sicuro operosissimo. Al confronto, i primi cento giorni del Governo Monti erano stati uno tsunami. E questo perché l’interdizione il PD riesce a portarla al massimo sui colpi di mano in materia di giustizia, ma non in materia di economia dove pare allo sbando: l’IMU è diventata centrale, di riformare la Legge Biagi e la Legge Fornero o di approvare la “proposta Boeri” ed il compenso minimo orario per chi lavora non se ne parla (anche se non costano un Euro), di rispolverare la DIT sugli utili reinvestiti, nemmeno (era di Visco, uno di sinistra!), ecc, ecc.
Insomma, la conclusione è che per uscire dalla crisi dovremmo uscire dalla politica economica dei Governi Berlusconi e Monti, ma è fin troppo facile prevedere che ce la porteremo dietro ancora per un pezzo. Il problema, che anche Napolitano ha nascosto a se stesso, è che un governo di coalizione può funzionare solo se ha un abbastanza ampio numero di idee (e di valori) in comune. Ma gli argomenti “divisivi” (parola orribile) fra PD e PDL non riguardano solo la giustizia, ma praticamente quasi tutto lo scibile umano e, per quello che a noi interessa, soprattutto la politica economica, quella industriale e del lavoro. Passato il tempo in cui si potevano fare politiche di spesa per tutti mettendole a carico del debito pubblico, i punti di contatto fra destra e sinistra sono evaporati. Lo vedete voi il PDL a nazionalizzare l’ILVA? Ad approvare il compenso minimo orario? A diminuire le tasse sui redditi bassi e ad aumentare la progressività delle imposte? A combattere seriamente l’evasione fiscale di alto livello[3]? Ad abrogare gli ordini professionali? Eccetera. Anche se il PD è la sinistra più all’acqua di rose di tutto il pianeta, dall’altra parte ha la destra con meno idee di tutto il pianeta. Insomma, io penso che il rinvio non sia una tattica ma la strategia di questo Governo, a cui consegue la sua sostanziale impotenza ad affrontare la crisi del paese.
L’ultima riflessione riguarda la disoccupazione giovanile, che il Presidente Letta ha individuato come priorità dell’azione del suo governo.
L’aumento drammatico di essa negli ultimi due anni deriva da due fattori: la crisi economica che si manifesta con la diminuzione dei consumi, per cui nessuno assume gente per produrre beni o servizi che poi rimarrebbero invenduti, e perché, grazie alla riforma Fornero delle pensioni, l’età pensionabile è stata bruscamente allungata ed il ricambio del personale conseguente al pensionamento è drasticamente diminuito.
La proposta del Ministro Giovannini di permettere di nuovo il pensionamento a partire da 62 anni con una pensione di minore importo è giusta, utile e perfettamente coerente con un sistema pensionistico contributivo in cui ciò che si riceve è, fondamentalmente, dato dal rapporto tra capitale pensionistico maturato e speranza media di vita all’età in cui si va in pensione[4]. Essa è, pertanto, l’unica proposta seria messa in campo dal Governo per dare un po’ di ossigeno all’occupazione giovanile almeno grazie alla ripresa del ricambio generazionale. Ciò che non convince è la proposta di Letta di creare altre tipologie contrattuali con sconti, in primo luogo contributivi, fortissimi per chi assume. A parte il fatto che queste in gran parte esistono già, in primo luogo l’apprendistato per i giovani fino a 29 anni che è stato esteso anche ai lavori con alto contenuto intellettuale[5] o la Legge n° 407 del 1990 per l’assunzione di disoccupati di lungo periodo, ecc. Ora, se si vogliono estendere e potenziare[6] queste misure va bene (a patto di trovare le risorse), ma se l’economia o, meglio, i consumi interni non ripartono gli effetti di esse saranno pressoché nulli. Il credito d’imposta di Visco per le nuove assunzioni ebbe successo perché in quel periodo (2000 – 2001) l’economia cresceva e l’agevolazione incentivava ancora di più ad assumere. Ma oggi non è così.
Dato che le risorse sono scarse e che destinarle a nuove agevolazioni per le assunzioni rischia solo di bloccarle senza nemmeno utilizzarle perché ci saranno pochissime assunzioni, tanto vale destinare le risorse al rilancio del mercato interno, cioè dei consumi: evitare gli aumenti di tasse in arrivo (Iva, Tares, ticket sanitari), aumentare la detrazione dell’IMU sulla prima casa[7] e quella sui canoni di affitto e, soprattutto, diminuire il primo scaglione dell’Irpef di almeno un punto oppure, come ho proposto in passato, detassare e/o decontribuire gli aumenti salariali derivanti dal prossimo rinnovo dei contratti collettivi nazionali di lavoro (su cui rimando al mio articolo).
Il tutto per dare un pò di respiro finanziario alle famiglie e rimettere in moto il mercato interno perché nessun sistema economico può farne a meno e basarsi sulle sole esportazioni. Queste ultime gli danno solo un “qualcosa in più”: da benestante lo rendono ricco o da modesto, benestante, ma da sole non possono assicurare un benessere davvero diffuso.
[1] Io ho sempre considerato Francesco Tullio-Altan, noto come Altan, anche come il continuatore dell’opera del padre, Carlo Tullio-Altan, un grande antropologo, con altri mezzi espressivi: le tavole di una vignetta, di una striscia o di un fumetto, che hanno una profondità pari a quella di un libro ed una immediatezza superiore. Di Carlo Tullio-Altan consiglio a tutti il fondamentale: “La nostra Italia. Clientelismo, trasformismo e ribellismo dall’unità al 2000”, pubblicato prima da Feltrinelli e poi, più di recente, da Università Bocconi Editore.
[2] Fra cui spicca una riforma della costituzione che fa seriamente preoccupare, visti i riformatori all’opera.
[3] Su cui rimando al mio precedente articolo: http://www.finansol.it/?p=7048 . E magari rivedendo la pessima recente riforma della concussione. Ma questa è fantascienza, data la situazione “pacificata” attuale. Così come è illusione la riforma della legge elettorale: se nella passata legislatura, con una legge per cui i parlamentari sono dei nominati (e per questo controllabili), la maggioranza di centrodestra ha perduto quasi un terzo dei suoi parlamentari e si è ritrovata in minoranza, cosa sarebbe successo con dei parlamentari che si fossero conquistata sul campo l’elezione (e per questo, almeno tendenzialmente, più indipendenti)?
[4] Come ho spiegato in un mio precedente articolo: http://www.finansol.it/?p=6012.
[5] E’ il c.d. “apprendistato di alta formazione e ricerca”. Inoltre l’apprendistato è stato esteso dal Decreto Legislativo n° 167 del 2011 anche ai lavoratori in mobilità, a prescindere dalla loro età.
[6] Per esempio, estendendo la decontribuzione completa del contratto di apprendistato anche alle imprese da 10 dipendenti in su od alle imprese del Centro – Nord che attualmente non ne godono ai sensi della Legge 407/1990.
[7] Sui difetti dell’IMU rimando al mio articolo: http://www.finansol.it/?p=5916 .
Fonte: www.finansol.it