La predazione dello Stato - di Giuseppe Turrisi

Pubblicato il da borsaforextradingfinanza

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La graduale trasformazione del massimo servizio pubblico in un mostro di Spa parassitate da usurai e speculatori

In questi giorni sta di nuovo girando lo spot dell’agenzia delle entrate che recita l’equazione che se tutti pagano le tasse i sevizi aumentano.
Tralasciamo di commentare il messaggio truffaldino dello spot e cerchiamo di capire cosa è successo nel rapporto tra lo Stato e il cittadino.
Diciamo soltanto che con 97 miliardi l’anno che paghiamo solo di interessi ai “mercati” (usurai) per averci imposto l’euro-rapina si potrebbero fare tante di quelle cose inimmaginabili (senza contare i 125 miliardi ora dovuti per il “mes”, il nefasto meccanismo europeo di stabilità, una salata truffa ulteriore).
Lo Stato dovrebbe essere l’ente pubblico per eccellenza, di diritto pubblico e sintetizzando al massimo, è quella struttura che si auto-costruisce un popolo per governarsi, difendersi, autodeterminarsi, svilupparsi, istruirsi e cosi via.
Lo Stato è ciascuno di noi, lo Stato siamo noi.
Tuttavia, con l’adozione del pensiero unico del neoliberismo in economia e della moneta debito, inspiegabilmente tutte le altre teorie economiche di fatto non solo sono sparite, ma chiunque si azzardi a tirarle fuori passa per complottista, dittatore, utopista, pazzo ecc.
Come se mentre per tutte le scienze sia naturale e prevista la ricerca e l’evoluzione, per il neoliberismo e la emissione monetaria a debito non debba essere prevista nessuna evoluzione, salvo i vari tecnicismi come la moneta completamente digitale, che però servono solo a rinforzare il sistema cosi come è.
Così, inserendo sempre di più il neoliberismo e la moneta debito tutta la macchina statale ha cominciato a suicidarsi seguendo leggi economiche dichiarate “Verità Rivelata”.
La vecchia verità del “valore” dell’economia al servizio dell’uomo è stata di fatto soppiantata dal “principio” di un sistema dell’uomo ingranaggio dell’economia.
Ancora certi personaggi di cui anche solamente citare il nome viene il vomito, parlano di “fedeltà fiscale” che il cittadino deve avere nei confronti dello Stato. Si tratta in genere di parlamentari aderenti al partito-apparato o al suo “doppio”, il partito-azienda… peccato che la loro politica abbia perso ormai da tempo la “fedeltà popolare” al mandato elettorale, come dimostrato dal successo e dalle mosse iniziali del Movimento 5 Stelle.
Ma torniamo alla riflessione generale sui rapporti del cittadino con lo Stato e viceversa. Invece di delinearsi un serio principio di “sistema-Stato”, forte e al servizio del popolo, strumento di soddisfazione delle istanze popolari, siamo giunti ad uno Stato trasformato in un mostro tentacolare fatto di “società per azioni” (spa), come Equitalia, aziende ASL, scuole azienda, trasporti, poste, aziende partecipate e così via, di diritto prettamente commerciale nelle quali l’unica logica è quella “manageriale” e “del profitto”.
Una bestemmia. Lo Stato risponde – o meglio dovrebbe rispondere… - delle sue azioni ai cittadini, secondo il diritto costituzionale da cui far discendere quello pubblico secondo il diritto commerciale o privato.
E poiché invece qui si è trasformato in privatistici molti degli strumenti essenziali già pubblici, ci sarebbe a questo punto la voglia di trattare i parlamentari secondo le leggi di mercato adottate come “faro” di uno Stato al servizio del capitale e della produttività: se produci e tutto funziona ti prendi la provvigione diversamente vai a casa.
Il neoliberismo, con la sua moneta debito, in qualsiasi nazione sia stato adottato ha solamente distrutto tutto dall’apparato statale all’economia, dall’istruzione, al sistema sociale.
Non sono favole: basta andare a vedere cosa è stata l’Argentina prima dei Kirchner, cosa è l’Indonesia, cosa è l’America cosa sta succedendo in Europa.
Quando lo Stato va finire in mano ai privati questi non fanno l’interesse sociale ma esclusivamente il proprio profitto: non ci vuole molto a capirlo però la propaganda delle liberalizzazioni ancora va avanti e dice: “Tutto ciò che è Stato funziona male ed è sperpero, tutto ciò che è privato è una meraviglia”.
Naturalmente la verità sta quantomeno al centro, e si sa che ci sono eccellenze nello Stato ma la cultura neoliberista delle spa fa di tutto per far funzionare male anche quel che c’è di buono e di elementare al servizio delle necessità dei cittadini.
Esistono multinazionali che come organizzazione e come fatturato sono delle potenze internazionali superiori a molti Stati messi insieme, ed è chiaro che queste non possono confrontarsi con degli Stati che ancora hanno nel loro ordinamento residui di socialismo, comunismo, nazionalismo ecc.
Queste scorie andavano e tuttora vanno rimosse affinché il neoliberismo abbia la sua piena espansione. Ecco perché la macchina della Comunità europea, dell’eurocrazia infeudata al Fondo Monetario Internazionale e alla sua cupola bancaria, ha imposto i trattati di Maastricht, Lisbona e Mes: proprio per trasformare gli Stati in enti commerciali con cui parlare la stessa lingua.
È da lì che nasce anche l’imposizione del fiscal compact.
Gli Stati come l’Italia a cui hanno predato la loro solida “cultura nazionale” (distrutta scientificamente anche da una certa finta sinistra che per anni ci ha parlato di “paese” e non di nazione) sono stati trasformati, dal crollo del muro di Berlino in poi in Stati al servizio delle loro stesse “spa”.
Hanno cominciato prima a predare loro le aziende strategiche, quelle dell’energia, delle telecomunicazioni, dell’industria avanzata, poi i trasporti, poi la sanità, poi l’acqua, via via finché tutto lo stato diventi una SPA di diritto commerciale. Si sa che nel commercio, nel “mercato”, si esiste solo se si produce o se si vende: diversamente sei morto.
Per i suoi distruttori, lo Stato è di per sé improduttivo se non viene trasformato in spa da parassitare. Non vogliono sentire – loro – parlare di Stato etico, organico, strumento di soddisfazione del benessere sociale dei suoi cittadini: ciò non porta (loro) profitti facili, usurai o meno… ( Fonte: www.rinascita.eu)
giuseppeturrisi@yahoo.it

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