" La mossa di Draghi non fa cessare la crisi " di Loretta Napoleoni
Ennesimo colpo di scena nella telenovela dell'Euro. Draghi offre finanziamenti senza limiti ai Paesi deficitari ma condizionati dalle direttive dell'Unione europea. Come è riuscito a convincere i politici europei a metter mano alle presse? È semplice, ha prospettato loro lo spauracchio della dissoluzione dell'euro. Questa sarebbe una catastrofe più politica che economica, poiché è chiaro che metterà fine alle carriere della maggior parte di costoro. Ed ecco il nocciolo della questione, l'elemento politico di questa crisi che oscura gli inquietanti aspetti economici dell'unione monetaria. Tutti i vantaggi dell'euro stanno scomparendo e questa moneta si sta trasformando in uno strumento di grande discriminazione economica tra le realtà cosiddette "ricche" e quelle deficitarie. Invece di convergere, queste divergono.
Pochi dati bastano a descrivere questa situazione, iniziamo dai mercati finanziari. L'euro doveva permettere ai Paesi della periferia di indebitarsi a livelli più bassi che in passato, ed infatti inizialmente lo spread tra i tassi d'interesse applicati alla Germania e al resto di Eurolandia si era ridotto. Nel 2009 quello della Grecia era appena di 2 punti percentuali più alto, ad agosto la differenza era di 22 punti percentuali. Oggi la Germania finanzia il proprio debito a tasso zero mentre l'Italia e la Spagna pagano più del 6,5%. Anche se temporaneamente lo stratagemma di Draghi ha fatto scendere questi valori, la verità è che stiamo tornando ai livelli pre-euro, quando il pericolo era la svalutazione.
L'euro doveva anche attirare capitali d'investimento nei Paesi della periferia, ma dal 2008 in poi gli investitori stranieri hanno abbandonato questi Paesi e le banche nazionali stanno tornando ad essere le sole ad operare su questi mercati. La progressiva riduzione del debito internazionale sta riducendo la liquidità interbancaria; secondo la Ecb, la Banca centrale europea, oggi appena il 40% del money market, i cosiddetti prestiti notturni, avviene tra banche di Paesi diversi, ciò equivale ad una contrazione del 20% nell'arco di 12 mesi.
Passiamo all'economia reale. Nella periferia la liquidità è scarsa: un piccolo e medio industriale deve pagare un tasso quinquennale del 6,5% in Spagna per ottenere meno di 1 milione di euro; il suo equivalente tedesco paga solo il 4%. Siamo dunque lontani dalla soluzione del problema perché le strategie applicate mirano solo a riportare la fiducia nell'euro tra i creditori e non a bloccare il meccanismo di frammentazione delle economie di Eurolandia.
Fonte: www.caffe.ch