La finanza Usa sogna l’Italia fuori dall’euro - di Andrea Angelini
Lo spread tra i Btp italiani decennali e i Bund tedeschi è sceso ieri a 320 punti. La situazione catastrofica dei conti pubblici e la recessione che sta causando un autentico tracollo economico con una disoccupazione record non sembrano preoccupare più di tanto gli investitori internazionali e gli speculatori. Nemmeno l’assenza di un nuovo governo che sia espressione del nuovo Parlamento sembra colpire più di tanto, in base forse al principio che se non c’è un governo, quello attuale gestisce l’esistente, non si possono provocare troppi danni. La presenza a tempo di Mario Monti a Palazzo Chigi, uomo di cultura e di legami anglofoni, come attestano le sue consulenze a Moody’s e Goldman Sachs, rassicura Wall Street e la City londinese che la barca Italia dovrebbe continuare nella navigazione da lui stesso avviata.
Finora la finanza anglo-americana ci ha assicurato un periodo di relativa tregua che male si concilia con il peggioramento dei conti pubblici e con la recessione sempre più pesante. Un livello così basso dello spread è infatti una anomalia se si tiene conto che il debito pubblico ha raggiunto il 127% rispetto al Pil. Nel novembre 2011, quando cadde Berlusconi, proprio per la situazione dei conti pubblici, il debito era al 120,1% e lo spread a 570 punti. C’è quindi qualcosa che non va. E l’attuale esecutivo non se la può cavare sostenendo che al contrario il disavanzo, in soldoni la differenza tra uscite ed entrate, è passato dal 4,2% al 3%, visto che tale risultato è stato ottenuto con un massiccio aumento delle tasse, tra Iva ed Imu.
Oltretutto tale fase di calma è anomala in considerazione del fatto che il titolo pubblico preso in considerazione per valutare la salute dell’Italia è il Btp decennale ed il suo rapporto con il Bund tedesco, considerato il più affidabile dell’area dell’euro. Quando aumenta il debito pubblico si generano seri dubbi sulla credibilità di un Paese come l’Italia e sulla sua capacità nel lungo termine di pagare gli interessi e di restituire il capitale alla scadenza. Invece niente. Sembra quindi che la finanza anglofona che aveva in passato preso di mira l’Italia si sia presa un momento di pausa e che l’attuale bonaccia ne sia una conseguenza.
Ma l’attuale stasi sembra più che altro il preludio a nuove e più pesanti tempeste finanziarie. A quanti nell’Unione europea e nell’Eurozona pronosticano una futura bancarotta dell’Italia ed una sua uscita dalla moneta unica, si è aggiunto infatti il più importante fondo di investimento del mondo, ossia lo statunitense Bridgewater, che da solo gestisce ben 130 miliardi di dollari e che gode della reputazione, gratificata da guadagni miliardari negli ultimi anni, di saper leggere meglio di altri le dinamiche e le tendenze dei mercati. Si tratta quindi di un’analisi, quella sull’Italia, che rischia di provocare un effetto domino. Molti investitori potrebbero infatti leggervi l’intenzione di ambienti importanti della finanza Usa di smobilizzare gli investimenti in titoli italiani e sarebbero portati a comportarsi di conseguenza. In tal modo il valore di mercato dei Btp crollerebbe, interessi e rendimenti sulle prossime emissioni aumenterebbero e con essi lo spread con i Bund. Ed in tal modo non solo gli impegni finanziari futuri dello Stato crescerebbero ma addirittura si rischierebbe che i Btp non trovassero più compratori. Non converrebbe più comprare titoli decennali, sia pure con interessi altissimi, se poi non ci fosse la certezza di recuperare alla data della scadenza i soldi che si sono imprestati.
Il fondo Usa attribuisce una probabilità di appena il 10% all’ipotesi di una uscita dell’Italia dall’euro e basa le sue previsioni sulla instabilità politica e sulla presenza di un movimento anti-euro e anti-globalizzazione come quello di Grillo che riscuote un crescente favore da parte dei cittadini sempre più impoveriti e che potrebbe arrivare pure a governare l’Italia e destabilizzare l’intera Eurozona. Certo l’Italia non è la Grecia e la forza della sua economia fa presumere che Francia e Spagna faranno gioco di sponda per impedire che ciò accada. Ma se la situazione economica dovesse peggiorare tutto potrebbe succedere. Oltretutto, pure le banche italiane non sono messe bene e il Tesoro non può contare in eterno che siano esse a comprare i titoli di Stato.
Fonte: http://www.rinascita.eu/index.php?action=news&id=20136