L'austerità europea ha creato instabilità - di Loretta Napoleoni
Perché l'Europa è così tranquilla? È quello che iniziano a chiedersi analisti finanziari ed economisti. La storia ci insegna che tagli alla spesa maggiori del 2 per cento del Pil creano instabilità sociale, ma è quando si supera la soglia del 5 per cento che il numero e la severità dei contraccolpi aumenta esponenzialmente. Ebbene in Grecia, Spagna, Italia, Portogallo ed Irlanda l'austerità è stata un'accetta spietata che ha decurtato in tre anni ben più del 5 per cento della spesa pubblica.
Nonostante l'austerità abbia trasformato la crisi in una mini-depressione economica gli europei non reagiscono, piuttosto sprofondano nella depressione. Figli, nipoti e pronipoti dei sessantottini, che non ebbero paura di sfidare gli artefici della guerra fredda, come pure la prole della contestazione degli anni Settanta - degenerata in alcuni Paesi quali Italia e Germania addirittura nella lotta armata - appare amorfa. Eppure gli indicatori economici parlano chiaro: i giovani ed il vecchio ceto medio sono i nuovi poveri.
E se è vero che negli anni Sessanta e Settanta il problema era l'inflazione, le rivolte degli anni Trenta furono alimentate dalla severità della recessione economica. Facile tracciare un parallelo con il presente. L'economia della periferia di Eurolandia è ormai in caduta libera, in Italia nell'ultimo trimestre del 2012 il Pil si è contratto del 2,8%, l'economia greca è di un quarto più piccola rispetto al 2008; la disoccupazione giovanile ha superato picchi sconosciuti anche nel dopoguerra, in alcune regioni un giovane su due non ha un lavoro, e la ricetta di Bruxelles fa acqua da tutte le parti. La chiusura delle banche a Cipro avrebbe dovuto far squillare tutti i campanelli d'allarme nel tessuto sociale europeo, ma è rimasta, invece, una notizia da pagine di giornale colorate, e cioè finanziarie.
Difficile spiegare i motivi dell'immobilismo europeo. Sicuramente l'invecchiamento della popolazione gioca un ruolo importante. Nel 1985 la percentuale di giovani compresi tra i 15 ed i 24 anni era il 16 per cento nel sud dell'Europa, nel 2010 era scesa all'11 per cento. Altro elemento chiave è il ruolo della famiglia quale ammortizzatore sociale. Le nazioni dove più alta è la disoccupazione sono anche quelle in cui più elevata è la percentuale di giovani che vivono con i genitori. In Grecia il 50 per cento dei disoccupati nella classe d'età 25-34 anni abita in famiglia contro il 3 per cento di Finlandia e Svezia. Tutti comunque concordano: questa strana quiete, alimentata dalla depressione, è pericolosa. Come un gigante addormentato prima o poi gli europei si sveglieranno dal torpore sociale scoprendosi affamati, arrabbiati e disorientati.
Fonte: www.caffe.ch