L’aumento dell’Iva provocherà altri disastri

Pubblicato il da borsaforextradingfinanza

http://www.rinascita.eu/mktumb640a.php?image=1366041385.jpgL’assemblea di Confcommercio ha accolto con una salva di fischi il ministro dello Sviluppo che, di fronte ad una precisa richiesta, ha spiegato di non essere in grado di promettere che non ci sarà l’annunciato aumento dell’Iva. Non dipende da noi, ha sostenuto Flavio Zanonato. Voleva dire che si tratta di una decisione che non è stata presa da questo governo ma da quello precedente di Mario Monti. Voleva dire che è l’Unione Europea a chiedercelo per tappare in parte i buchi di bilancio, in attesa di altre misure di cui si parla, come il prelievo forzoso dell’otto per mille sui conti correnti bancari. E postali. Come il 6 per mille di Giuliano Amato nel 1992.

Zanonato ovviamente non l’ha detto né poteva farlo ma il timore di nuove tasse in arrivo era palpabile in sala. Il settore del commercio è comunque in piena crisi. Colpiti da una recessione che incombe da oltre tre anni e da una pressione fiscale insostenibile, migliaia di negozi sono stati costretti a chiudere i battenti, mettendo per strada decine di migliaia di addetti e di dipendenti. Una deriva che ha favorito il mondo della grande distribuzione che può avvantaggiarsi di una offerta più vasta di prodotti, di quantità maggiori e quindi di prezzi minori. Una tendenza della quale può rendersi conto chiunque giri per le strade di una città. Una tendenza irreversibile innescata anche dal minore potere d’acquisto a disposizione dei cittadini in conseguenza di retribuzioni e di pensioni ridottissime e non in grado di assicurare un decente livello di vita. Zanonato ha insistito sostenendo che l’aumento dell’Iva dal 21 al 22%, che entrerà in vigore il 1luglio, è già stato inserito nel bilancio dello Stato. Un suo congelamento, come quello dell’Imu sulla prima casa, renderebbe necessaria una manovra aggiuntiva, oltre a quelle che si dovranno presumibilmente fare per tamponare l’aumento del debito pubblico.

Una precisazione, quella di Zanonato, che ha scatenato le proteste dell’assemblea con il presidente Carlo Sangalli che è stato costretto ad intervenire per abbassare il tono delle proteste. Insomma Zanonato ha cercato di attribuire a Monti e Passera, alla Commissione europea e alla Bce, e ai partiti della ex maggioranza, la stessa di adesso, la responsabilità dell’aumento dell’Iva. Il ministro ha cercato di guadagnarsi il favore dell’assemblea definendo “paradossale” che l’Imu pesi anche sui capannoni delle zone di lavoro delle industrie e delle società commerciali, meritandosi qualche applauso. In verità non ci voleva il ministro per arrivare ad una simile brillante conclusione e a prendere atto che l’Imu, per chi svolge una attività economica, costituisce una intollerabile imposta, un costo aggiuntivo che non può che riflettersi negativamente sui conti delle aziende e in certi casi anche sulla loro stessa sopravvivenza. Zanonato ha comunque lasciato aperto una spiraglio sostenendo che l'aumento dell'Iva potrebbe essere ripensato se il governo riuscisse a trovare le risorse (4 miliardi cifra più, cifra meno) attraverso tagli da definire alla spesa pubblica. Sangalli, da parte sua, ha detto cose ovvie, come il fatto che l’Iva al 22% finirà per aggravare la recessione in corso. Ci saranno pesanti conseguenze, ha spiegato, sui consumi, sulla crescita e sull'occupazione. Tutte variabili che da troppo tempo stanno andando al ribasso. ( Autore: Andrea Angelini)

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