" Krugman, l'euro e il ritorno alle teorie di Keynes " di Maurizio Ballistreri

Pubblicato il da borsaforextradingfinanza

http://www.princeton.edu/~paw/web_exclusives/more/more_pics/more6_krugman.jpgIn una bellissima fiaba di Andersen un ragazzino svela quello che tutti vogliono per compiacenza nascondere, e cioè che il re andava in giro nudo. E "il re è nudo", ai giorni nostri, è stato gridato in un articolo di recente pubblicato su un quotidiano nazionale dal Premio Nobel per l'Economia 2008, Paul Krugman. In verità, l'articolo è la traduzione di quello pubblicato dal New York Times l'11 novembre 2011, in cui l'economista liberal americano affermava, tra l'altro, che la crisi dei debiti sovrani in Europa «è il modo in cui l'euro finisce. Non molto tempo fa, i leader europei insistevano che la Grecia avrebbe potuto e dovuto rimanere nell'euro mentre pagava interamente il suo debito. Ora, con la caduta dell'Italia da una rupe, è difficile vedere come l'euro può sopravvivere a tutto ciò». Krugman è sempre stato molto critico con l'euro. Infatti, l'euro è una moneta troppo apprezzata per Stati in crisi, che avrebbero bisogno di una svalutazione competitiva per rilanciarsi e aggiustare i loro prezzi reali ai livelli più bassi determinati dalla recessione. Questo non è possibile per l'area euro, e la strategia deflazionistica perseguita con l'austerità, soprattutto in fase quasi recessiva a livello planetario, aumenta il costo reale del debito, strangolando le economie in crisi e generando povertà, come testimoniano i casi della Grecia, della Spagna e dell'Italia.

Paesi come il nostro o come la Spagna, a causa dell'imposizione del dogma monetarista, si sono ridotti come quelli del Terzo Mondo, che prendendo a prestito la valuta di altri, non possono stampare moneta neanche in casi di emergenza, sono soggetti a interruzioni di finanziamenti, a differenza degli Stati che invece hanno mantenuto la propria sovranità monetaria. L'alternativa proposta da Krugman, a parte quella radicale della fuoriuscita dall'euro che, comunque, non può essere scartata, è l'intervento sull'attuale deficit delle partite correnti all'interno dell'area euro tramite interventi pubblici che possano rilanciare la crescita nelle aree economicamente depresse. Un trasferimento di risorse a sostegno della domanda. E poi, la modifica dei compiti della Banca Centrale Europea che deve stimolare anche la crescita e l'occupazione. Si dirà: un ritorno a Keynes? Probabile. ( Fonte: www.gazzettadelsud.it)

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