" Nessuna fusione tra Snam e Terna Lo assicura il ministro Passera " di Ada Terette

Pubblicato il da borsaforextradingfinanza

http://www.ultimaora.net/wp-content/uploads/2011/11/corrado-passera.jpgNon esiste alcuna ipotesi di fusione tra Snam e Terna. Il ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera, di solito parco di informazioni sui dossier non ancora arrivati a conclusione, questa volta vuole fare chiarezza e sgombrare il campo dalle nuove indiscrezioni sul matrimonio tra le società delle reti elettrica e del gas.

Lo stop del ministro Passera, che ha voluto tornare sul tema dopo nuove voci di un piano per la fusione che sarebbe sui tavoli del Ministero dello Sviluppo economico e di quello dell'Economia, non sembra aver influenzato molto i due titoli in Borsa, che hanno seguito l'andamento degli indici generali: Snam ha così chiuso a -2,84% a 3,49 euro e Terna ha lasciato sul terreno l'1,64% a 2,76 euro.

Il ministro, parlando con i giornalisti a margine della relazione di fine mandato del presidente dell'Agcom, Corrado Calabrò, non ha voluto aggiungere dettagli ma è stato molto chiaro, limitandosi a mettere la parola fine a un progetto che sarebbe particolarmente caldeggiato proprio da Terna e che non ha invece mai convinto l'ad di Snam, Carlo Malacarne.

Si trattava in sostanza, secondo indiscrezioni riportate anche dal Financial Times, di procedere alla separazione di Snam da Eni attribuendo a Terna la possibilità di acquisire il 29% della società dei gasdotti per un esborso di oltre 3 miliardi di euro, con la creazione di una vera e propria "holding delle reti".

Escluso dal ministro Passera questo scenario, sembra dunque riprendere quota l'altra ipotesi circolata, e cioè quella che vede Cdp (che già controlla il 30% di Terna) con un ruolo centrale nell'operazione.

Il Dpcm, che per legge deve arrivare entro il 31 maggio ma che secondo quanto si apprende potrebbe essere emanato anche prima della scadenza prevista, dovrebbe in ogni caso assicurare in qualche modo il controllo pubblico su un asset ritenuto strategico, ma anche preservarne il valore per gli azionisti.

Si tratta dunque di trovare un complicato sistema di equilibri che, nei limiti del possibile, non scontenti nessuno.

L'amministratore delegato dell'Eni Paolo Scaroni, del resto, lo ha ripetuto più volte: al termine dell'operazione il gruppo petrolifero dovrà uscirne rafforzato e non indebolito. ( Fonte: www.gazzettadelsud.it)

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