Khamenei dichiara guerra: ad Ahmadinejad
Nella storia della repubblica islamica iraniana, cioè dal 1979 ad oggi, non era mai accaduto. Il presidente in carica, Mahmoud Ahmadinejad, è stato convocato in Parlamento, dove è obbligato a presentarsi entro un mese. Dunque è possibile che l'audizione abbia luogo dopo le elezioni legislative del 2 marzo prossimo venturo. Ma è il tono dei quesiti posti ad Ahmadinejad, e resi noti dalle agenzie ufficiali iraniane, a dare l'impressione di una resa dei conti, forse quella finale. I deputati gli chiedono di spiegare soprattutto la situazione economica, i ritardi nel pagamento dei sussidi e molto altro. Tema caldissimo, vista la crisi economica che attanaglia il Paese. Ma sono altre due domande, poste in termini ultimativi, che rendono chiaro il carattere politico del processo e chi lo ha ordinato.
Infatti si chiede ad Ahmadinejad di spiegare come abbia potuto aspettare dieci giorni prima di eseguire l'ordine della guida suprema della rivoluzione, l'ayatollah Khamenei, e reinsediare "lo stimato Hajjat Oi-eslam Moshehti" alla guida del ministero dell'intelligence. Moshehti era stato rimosso da Ahmadinejad perché aveva silurato uno strettissimo collaboratore e confidente del presidente, Esfanhiar Rahim Moshaei. E dopo che Khamenei gli ordinò di reinsediare il ministro rimosso Ahmadinejad, furioso, non si presentò in ufficio per dieci giorni, proprio per non rendere esecutivo l'ordine superiore.
Ma non basta, i Parlamentari hanno deciso anche di chiedere al presidente di spiegare un'altra rimozione, precedente quella del capo del dicastero dell'intelligence iraniana. Si tratta del siluramento da lui deciso del ministro degli esteri, Manouchehr Mottaki, silurato mentre era in missione all'estero, in Africa.
La frattura tra i due campi del mondo ultraconservatore iraniano sembra definitiva, e forse è stata decisa dopo che Ahmadinejad decise di criticare in televisione l'assalto all'ambasciata britannica, voluto da Khamenei e dai pasdaran.( Fonte: www.ilmondodiannibale.it)