INFLAZIONE: LA RUSSIA SEGUE LE ORME DELLA CINA
Le autorità della Russia hanno deciso di seguire la linea della Cina. Il problema della crescita dell’inflazione, infatti, sarà affrontato a partire dei flussi di liquidità che gli istituti finanziari iniettano nell’economia del Paese. Anche perché Mosca è l’unico Paesi dei BRIC che non impone ancora controlli stretti sul capitale bancario: l’obiettivo è dunque un giro di vite sui ratios, finalizzato proprio a contenere la quantità di capitali concessi in prestito a cittadini ed imprese.
A confermarlo è stato il presidente di Bank Rossii, Sergey Ignatiev, in un’intervista rilasciata a Francoforte, nella quale ha spiegato di voler «agire in fretta ed in modo deciso» per contrastare la corsa del carovita. I prezzi al consumo, infatti, sono saliti a gennaio del 9,6%, su base annuale: si tratta dell’incremento più marcato registrato negli ultimi 15 mesi, secondo i dati ufficiali pubblicati ieri dal Servizio statistico federale. Ma, soprattutto, si tratta di una risalita ben più marcata rispetto alle stime degli analisti: Bank Rossii, ad esempio, aveva fissato la propria previsione tra il 6 ed il 7%. A pesare sull’inflazione sono stati non solo la crescita del costo dei prodotti alimentari, che ha raggiunto livelli record negli ultimi mesi (tanto da far parlare, a Mosca, di inflazione “importata”), ma anche quelli del petrolio e dei metalli. In un anno i prezzi di frutta e verdura sono cresciuti mediamente del 51%, mentre quelli di cereali e legumi del 70%.
Per questo le autorità russe pensano di “copiare” le scelte cinesi: il governo di Pechino ha a più riprese ritoccato al rialzo i quantitativi minimi delle riserve obbligatorie di capitale delle banche. L’alchimia giusta sarà tuttavia mantenere un livello tale da evitare un eccessivo raffreddamento della ripresa. ( fonte: www.valori.it)