In Svizzera chi trova un infermiere trova un tesoro
Manca personale specializzato, soprattutto infermieri, nelle sale operatorie e nei reparti di terapia intensiva degli ospedali universitari di Zurigo e Basilea, oltre che all'Inselspital di Berna. In quest'ultimo nosocomio, come pure in quello zurighese, i responsabili hanno pensato di devolvere una sorta di taglia a dei "cacciatori di teste" interni, che li aiutino a trovare il personale mancante. In soldoni 1'500 franchi a Berna e 1'000 franchi a Zurigo, destinati a finire nelle tasche di quei collaboratori, già impiegati nelle strutture in difficoltà per le carenze di specialisti, che indichino colleghi capaci, disposti ad essere assunti velocemente. Un premio per ogni segnalazione, anche se la "taglia" viene incassata solo al termine dei canonici tre mesi di prova, ovvero dopo che il neo assunto avrà dimostrato di essere affidabile.
"Diciamo che si tratta di un aiuto supplementare per consentirci di individuare potenziali candidati, che non riusciamo a raggiungere con gli strumenti di reclutamento abituali, ossia con i bandi di concorso", ha spiegato Markus Ufrecht, responsabile delle risorse umane dell'Ospedale universitario di Zurigo, dove mancano alcune decine di infermieri. Non è previsto alcun premio, invece, per chi procaccia il personale che manca all'Ospedale universitario di Basilea. Qui, hanno precisato i responsabili, si attinge senza grossi problemi al mercato della confinante Germania.
Grazie ai frontalieri tedeschi, insomma, si possono risparmiare i soldi sulle "taglie". Una spesa che, rassicura sempre Markus Ufrecht dell'Ospedale universitario di Zurigo, sarebbe stata maggiore se si fosse scelta la via delle inserzioni sui giornali, oppure quella delle agenzie specializzate nella ricerca di collaboratori. E, al riguardo, il direttore della MySign, Reto Baumgartner, ha raccontato, al Blick, che l'ingaggio di due programmatori è costato, ad un cliente della sua agenzia, 12 mila franchi.
Per il momento, sia a Berna che a Zurigo, sembrano soddisfatti dell'iniziativa partita a inizio anno. Anche se non tutti i buchi sono stati colmati, quantomeno le persone che sono state ingaggiate, tramite le segnalazioni a pagamento di colleghi, non hanno deluso le aspettative. Ma, è inutile dirlo, siamo in presenza di espedienti e, anche se hanno dimostrato di funzionare, non sono risolutivi. "Bisogna formare più personale specializzato, per ovviare a situazioni come queste", l'opinione della consigliera nazionale socialista Marina Carobbio, che fa parte della Commissione della sicurezza sociale e della sanità del Parlamento. "Nei reparti di cui stiamo parlando c'è un ricambio molto intenso, dovuto ai ritmi stressanti e ai turni notturni e festivi", aggiunge.
"Evidentemente esiste, anche, un problema di scarsa attrattività di questo lavoro, altrimenti molti più giovani sarebbero interessati a svolgerlo", afferma il deputato liberale radicale Ignazio Cassis, membro della stessa commissione parlamentare di Marina Carobbio. "Non dimentichiamoci - sostiene Cassis - che anche il mercato della salute è regolato dalla legge della domanda e dell'offerta. E anche qui la differenza la fanno l'ambiente ed i ritmi di lavoro oltre che, ovviamente, la retribuzione".
Per Marina Carobbio una soluzione per colmare i buchi potrebbe essere quella di "agevolare il rientro delle donne che, ad un certo punto della loro vita, hanno lasciato il lavoro per occuparsi dei figli". Per il momento, però, ci si continua ad affidare ai "cacciatori di teste" fatti in casa, nella speranza che, anche loro, non crollino, stroncati da un lavoro ad altissima tensione.
Autore: Franco Zantonelli
Fonte: www.caffe.ch