" Impregilo, "round" a Gavio la governance non cambia" di Alfonso Neri
Se in una corsa a tappe, specie in montagna, si guarda la faccia dei contendenti per capirne lo stato di forma, lo stesso si può fare nel lungo confronto per il controllo di una società: nel duello tra Gavio e Salini su Impregilo la tappa dell'assemblea sul (mancato) rinnovo della governance e la nomina di tre nuovi consiglieri è andata al gruppo piemontese. Perchè, al di là dei provvedimenti in discussione, quello che contava erano i numeri in vista dell'assemblea del 12 luglio, quando si voterà sulla revoca dell'attuale Cda di Impregilo. E i numeri hanno detto questo: i fondi di investimento, che molto difficilmente voterebbero comunque contro i Gavio da sempre in buoni rapporti con Mediobanca, non appaiono più così determinanti.
La votazione cruciale è stata quella sulla nomina di un nuovo consigliere, Nigel Cooper, criticata dal fondo Amber (che detiene il 5% di Impregilo) anche perchè Cooper siede in quel Cda di Parmalat che ha approvato il discusso acquisto di Lactalis Usa. Amber si è astenuto e Salini ha votato contro, ma la nomina è passata con il 50,5% di favorevoli, il 42,1% di contrari e il 7% di astenuti: Gavio ha avuto la maggioranza assoluta, senza Amber, quando bastava quella relativa. Ancora meno problemi per l'ingresso di Barbara Poggiali e Alfredo Scotti, passati con il 57% abbondante di sì e il 42% di no.
«Non ci interessa vincere una tappa ma il Giro: per noi – commenta il direttore Affari generali Salini, Massimo Ferrari – il progetto di integrazione con Impregilo rimane valido e creerebbe valore per tutti gli azionisti, anche se l'altro socio rimane indisponibile a un confronto. Purtroppo ci sono importanti istituzioni contro il cambiamento», conclude Ferrari, che sta lavorando su Impregilo per un gruppo che è salito al 29,23% del capitale, rischiando che l'investimento (oltre 300 milioni) alla fine si riveli inutile.
Anche perchè la porta con i Gavio sembra per ora chiusa. «Ribadiamo la nostra assoluta determinazione nella difesa dell'attuale configurazione della società – afferma Bruno Binasco, presidente di Igli, che controlla Impregilo col 29,95% - contro i tentativi presenti e futuri di smembramento e svendita speculativa di asset fondamentali». E poi definisce «grave responsabilità» la scelta dei Salini di votare contro al cambio di statuto che avrebbe introdotto, alla sua naturale scadenza tra circa un anno, una nuova configurazione del Cda di Impregilo più aperta alle minoranze e alle donne.
Ora l'attesa è per l'assemblea di metà luglio, quando difficilmente le cose potranno cambiare anche se un piccolo varco c'è: a quest'ultima assemblea ha partecipato il 75% del capitale sociale ed erano assenti azionisti come Generali, Intesa SanPaolo, e soprattutto il fondo McKinley (1,98% del general contractor). Quindi rimangono cruciali le deleghe degli azionisti minori.
Fonte: www.gazzettadelsud.it
Fonte: www.gazzettadelsud.it
Pubblicità