Il prelievo forzoso non batte i debiti - di Loretta Napoleoni

Pubblicato il da borsaforextradingfinanza

http://static.internazionale.it/assets/img/authors/88.jpgUno studio del Boston Consulting Group pubblicato nel settembre del 2011 aveva previsto, quale possibile soluzione all'accentuarsi della crisi del debito sovrano, il prelievo forzoso dei depositi a Eurolandia. O i politici organizzano una ristrutturazione del debito sistematica, quale quella applicata di recente a Cipro, oppure c'è il rischio che la crisi sfugga di mano, questa in sintesi la conclusione dello studio.
In Mesopotamia l'elezione di un nuovo re produceva la cancellazione dei debiti, oggi, sostengono gli autori dello studio, è necessario trovare una soluzione analoga. Ma non è facile. Dal 1980 nei Paesi occidentali il volume totale del debito (che include quello pubblico, delle famiglie e delle società) si è quadruplicato, tanto che ormai è tre volte il Pil di quest'area. Quello di Eurolandia ammonta a 61 mila miliardi di euro ed è di gran lunga superiore al 180 per cento del Pil in tutti gli stati membri. Un debito di queste dimensioni è non solo ingestibile, ma impedisce qualsiasi tipo di ripresa. Per far ripartire l'economia, gli economisti concordano, il debito pubblico deve essere inferiore all'80 per cento del Pil, quello non finanziario sotto il 90 per cento e quello delle famiglie sotto l'85 per cento. Se non si interviene immediatamente e con efficacia entro il 2014 il debito pubblico italiano sarà pari al 250 per cento del Pil e quello giapponese al 600 per cento.
Come evitare questo scenario apocalittico? Seguendo l'esempio cipriota. Per l'Italia un taglio del debito pubblico del 47 per cento porterebbe il totale sotto la soglia del 180 per cento. Ciò significa che chi ha in mano obbligazioni di Stato si vedrà dimezzare l'investimento.
Per tutta Eurolandia la ristrutturazione richiederebbe una perdita da parte delle banche del 10 per cento (su un totale di 37 mila miliardi di euro), per evitare che queste falliscano bisognerà attingere al Fondo salva stati che dovrà essere rimpinguato. Come farlo? Tassando la ricchezza di famiglie e società, come è successo a Cipro.
Naturalmente queste operazioni non bastano a dare stabilità all'Eurozona, concordano gli economisti del Boston Group. Solo un processo di completa integrazione  che preveda anche quella fiscale e la nascita degli Eurobonds aiuterebbe la periferia a riprendersi, ma ciò comporterebbe uno sforzo economico maggiore da parte dei paesi ricchi. Opzione al momento molto impopolare. Morale: il prelievo forzoso come l'austerità non risolve il problema di Eurolandia ma lo complica ulteriormente.
Fonte: www.caffe.ch

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