Il fiasco delle politiche di salvataggio Ue - di Loretta Napoleoni
Nove miliardi di euro, questo l'ammontare garantito dalla Banca centrale europea ai ciprioti fino a domani, lunedì. Una linea di credito che - per ora - mantiene in vita due banche, la Banca di Cipro e la Laiki, entrambe considerate insolventi. Nell'ormai lontano gennaio del 2010, la Grecia chiese ai partner europei la stessa cifra per evitare il collasso. Allora come oggi la linea presa da Bruxelles fu durissima. Oggi, però, a tre anni di distanza e con alle spalle una politica di austerità che, invece di migliorare, ha peggiorato la situazione economica del Vecchio Continente, la condizionalità imposta a Cipro fa tremare l'Europa.
Il prelievo forzoso è il riconoscimento del fiasco delle politiche di salvataggio europee, e allo stesso tempo l'ammonimento che le nazioni deficitarie, d'ora in avanti, dovranno salvarsi anche da sole.
In fondo il significato di questa sorta di "tassa patrimoniale sui depositi" è chiaro: i debiti, almeno in parte, li devono pagare i cittadini delle nazioni deficitarie. Ciò che fa paura è che questa decisione non viene presa dallo stesso Stato sovrano coinvolto, ma è imposta dai vertici di Eurolandia. È possibile tutto ciò? Ebbene sì, poiché Cipro come la Grecia, l'Italia o la Spagna - ma anche la Germania - sono a tutti gli effetti Stati semi-sovrani, visto che hanno rinunciato alla sovranità monetaria devolvendola all'Unione europea, alla Banca centrale europea.
È questo il nocciolo della questione, e nelle prossime settimane se ne parlerà ampiamente qualsiasi sarà l'esito delle concitate consultazioni al momento ancora in atto. L'Europa è ad una svolta storica e nessuno è in grado di prevedere quale direzione prenderà l'Unione europea. Opterà per una maggiore o minore integrazione? Questo dilemma fa tenere il fiato sospeso a molti.
Fonte: www.caffe.ch