" Il Brasile verso il grande balzo" di Loretta Napoleoni
La bandiera olimpica si è trasferita in Brasile dove già si trova quella dei campionati del mondo di calcio, che si terranno proprio in questo Paese tra due anni. E il Brasile si prepara per questi eventi non solo potenziando le infrastrutture necessarie ad ospitare atleti e spettatori, ma gettando le basi per un'economia matura.
Il Brasile è ufficialmente il secondo mercato emergente al mondo dopo la Cina, ma è lontano ancora dall'efficienza commerciale di questa nazione; esportare un container da un porto brasiliano, ad esempio, costa il doppio che da uno cinese ed una volta e mezza da uno indiano. Il motivo di queste discrepanze è la mancanza di infrastrutture adeguate. Il Brasile è una nazione ricca di risorse, ma ancora poco modernizzata. Negli ultimi 12 mesi il tasso di crescita ha iniziato a rallentare proprio a causa della pessime infrastrutture e della scarsità di personale specializzato, un fenomeno che ha contribuito a far gravitare i costi di produzione. Nel 2011 l'economia brasiliana è cresciuta del 2,7% mentre nel 2010 aveva registrato un tasso di crescita del 7,5%.
Ecco spiegato perchè il presidente Dilma Rousseff ha lanciato questa settimana un piano d'investimenti di 133 miliardi di rial (65,6 miliardi di dollari). 79 miliardi saranno spesi nei primi cinque anni ed il resto nei rimanenti 25 anni. L'obiettivo è raddoppiare la capacità del sistema dei trasporti ferroviari e su quattro ruote. Tra le iniziative c'è la vendita al settore privato dei diritti per operare su 7.500 km di strade e 10.000 di ferrovie. Rousseff infatti conta di vendere concessioni per 9 autostrade e 12 ferrovie, prima di investire in altri settori quali aeroporti, porti e vie fluviali.
I critici sostengono che rispetto al Pil quest'iniziativa è troppo limitata (circa lo 0,5% del Pil). Per aumentare il suo tasso d'investimento nazionale, oggi pari al 18%, ai livelli più alti di altre nazioni emergenti quali il Messico ed il Perù, il Brasile dovrebbe investire almeno il 5% del Pil. Ma dimenticano che questo è un primo passo nella direzione giusta.
Il partito dei lavoratori, che è al governo, è sempre stato tradizionalmente ostile alle privatizzazioni, tuttavia il presidente Rousseff sta dimostrando di essere una donna pragmatica, ha capito che per fare il grande balzo la nazione ha bisogno anche di investimenti privati. Il Brasile non è la Cina, va ricordato, è una democrazia.
Fonte: www.caffe.ch