" I numeri negativi " di Maurizio Codogno
Come sappiamo, i numeri sono nati per contare. Il pastore può avere dieci pecore, ma non ne può avere “meno dieci”; pertanto egizi e babilonesi non sentivano alcun bisogno di numeri negativi. Ma neppure i greci li concepivano: quando un numero non era altro che un segmento, e al più si poteva pensare ai “numeri aree” e ai “numeri volume” – concetti oramai persi, la matematica è sempre la stessa ma ogni epoca la vede in maniera diversa – il pensiero di un segmento o di un’area negativa non si affacciava proprio alla mente dei matematici di allora.
Ancora nel Rinascimento la repulsione verso i numeri negativi era totale: i mercanti dovevano certo tener conto di crediti e debiti, ma se li tenevano rigorosamente separati fino alla fine, scrivendoli al più con inchiostro di colore diverso, e solo dopo aver fatto tutte le somme verificavano che sperabilmente il primo totale fosse maggiore del secondo. Persino l’algebra risentiva di questo pregiudizio. a parte che le notazioni algebriche a cui siamo abituati non esistevano ancora, per un matematico dei primi del Cinquecento “censo e tre volte la cosa son 28″ (per noi, x2 + 3x = 28) e “censo è tre volte la cosa più quattro” (per noi, x2 = 3x + 4) erano due tipi di equazione distinti, con metodi di risoluzione distinti. Peggio ancora, la seconda equazione, che per noi ha le due soluzioni x = 4 e x = −1, per loro aveva solo la prima; come potete immaginare, la teoria era molto più frammentata del necessario, il che impediva il suo rapido svilupparsi.
Ancora nel Settecento ci sarebbero stati matematici anche importanti come D’Alembert che – perdonatemi il bisticcio – negavano la reale esistenza dei numeri negativi; ma ormai la loro accettazione stava diventando generale, anche perché una volta disegnato il quadrante positivo degli assi cartesiani non ci voleva poi molto ad estenderlo a tutto il piano e definire la retta orientata, che porta naturalmente ad avere i numeri positivi da una parte dell’origine e quelli negativi dall’altra. Un modello intuitivo è sempre il modo migliore per fare accettare un concetto matematico!
Oggi insomma i numeri negativi sono accettati, anche se inconsciamente si cerca per quanto possibile di evitarli; insomma sono riusciti a ottenere la cittadinanza e la parità di diritti, anche se spesso sono guardati di sbieco. È comunque andata loro meglio che per altri tipi di numeri, come vedremo! ( Fonte: www.linkiesta.it- Blog)