Gli indici di Borsa tra illusione e realtà - di Loretta Napoleoni
Gli indicatori economici europei continuano ad essere negativi mentre quelli americani iniziano timidamente a riprendersi, anche se negli Stati Uniti il tasso di disoccupazione rimane storicamente alto e quello del consumo anemico. Ciononostante, questa settimana l'indice di borsa Dow Jones ha superato il record stabilito nel lontano 2007. O almeno questo è quello che abbiamo letto sui giornali.
In realtà si tratta di un valore nominale e non reale. Che significa? Che l'indice non tiene conto dell'inflazione; cioè della perdita di valore delle azioni legata all'erosione del valore della moneta nel tempo. Calcolando che dal 1994, quando il boom del mercato azionario è iniziato, fino ad oggi il prezzo dei beni di consumo è salito del 55 per cento, secondo le stime del Us Bureau of Labour Statistics, il valore reale del Dow Jones è oggi di gran lunga inferiore a quello reale registrato sia nel 2000, sia nel 2007. Date in cui si sono verificati gli ultimi due picchi. In termini reali sono ben tredici anni che il Dow Jones non si avvicina a questi valori, anche se in termini nominali è salito del 24 per cento rispetto al gennaio del 2000.
C'è poi un altro elemento di distorsione nell'uso del Dow Jones quale indicatore delle condizioni del mercato e dell'economia che questo rappresenta. A differenza di altri indici - come lo Standard and Poor 500 - le società che ne fanno parte vengono valutate in base al prezzo delle azioni e non in funzione della valutazione di mercato. Ciò vuol dire che una società più piccola, ma con una quotazione azionaria alta, pesa più di una più grande le cui singole azioni valgono meno. L'Ibm contribuisce per l'11,1 per cento al Dow con un valore di mercato di 228,7 miliardi di dollari, la ExxonMobil, la più grande società al mondo con un valore di mercato pari a 398,5 miliardi di dollari, ha un peso di appena il 4,8 per cento.
La distorsione creata dal Dow Jones, ancora oggi considerato l'indice più importante poiché storicamente più vecchio e, quindi, permette una visione di lungo periodo del funzionamento del mercato, potrebbe essere alla base dell'euforia degli ultimi giorni. I dati nominali potrebbero aver liberato quell'istinto animalesco che sta spingendo gli operatori ad ignorare i dati reali dell'economia.
Fonte: www.caffe.ch