GB, revisori sotto accusa per la crisi
Non si arresta la ricerca dei responsabili della crisi in una Gran Bretagna che ancora ne paga le conseguenze, nei termini di una politica fiscale “lacrime e sangue” imposta dal governo per contenere il deficit pubblico, schizzato proprio a causa delle manovre di salvataggio della finanza locale. Ora piovono pesantissime critiche sui revisori contabili.
Le accuse sono dettagliate nella relazione conclusiva – resa nota ieri – di un'inchiesta portata avanti per otto mesi dalla commissione per gli Affari economici della Camera dei Lord. Ora si preme per l'apertura di un'indagine relativa ai livelli di concorrenza. Il settore della revisione contabile infatti è storicamente dominato dalle “Big Four”: PwC, Deloitte, Ernst & Young e KPMG. Basti pensare che, delle 100 società più capitalizzate quotate alla Borsa di Londra, 99 sono clienti di queste quattro compagnie. Con casi eclatanti come quello di Barclays, cliente di PwC - sotto diverse forme - dal 1896. La commissione vorrebbe imporre alle 350 maggiori aziende quotate di offrire contratti di revisione contabile a scadenza quinquennale, specificando le motivazioni per ogni rinnovo. Infatti l'oligopolio, in quanto tale, innalza le barriere all'accesso, facendo impennare le tariffe anche a fronte di un peggioramento della qualità.
Un altro rischio cruciale è che rapporti così duraturi facilitino una certa “compiacenza” fra società e revisori. Questo sarebbe stato un fattore di primo peso nel tracollo bancario. I revisori – continua il report - in ogni caso hanno le loro colpe: o per essere stati “inconsapevoli dei rischi”, o perché, “se ne erano consapevoli, non hanno allertato le autorità di supervisione”. Hanno inoltre rivendicato la solidità delle loro analisi dal punto di vista legale, negando che le condizioni da loro riscontrate fossero allarmanti. “È possibile – replica la Commissione – che abbiano portato avanti il proprio compito in maniera consona nel senso puramente legale del termine, ma ciò non significa che fosse consono in un'accezione più ampia”.
La Commissione non ha risparmiato critiche neppure alla Financial Services Authority. Proprio mentre maturava la crisi, non si sarebbe confrontata ad intervalli regolari con i revisori dei conti. Questa è definita come “un'omissione di doveri d'ufficio” per entrambe le parti.( Fonte: www.valori.it)