GB, infuria la polemica sui bonus bancari
La polemica sulle remunerazioni dei banchieri, in Gran Bretagna, è ancora ben lontana dal placarsi.
È difficile, per il governo e i contribuenti, sottovalutare una crisi che ha messo in ginocchio le finanze statali per via dei 65,8 miliardi di sterline sborsati per nazionalizzare Lloyds e RBS. E che è stata pagata anche dagli stessi dipendenti delle banche: 103 mila sono quelli licenziati dai cinque principali istituti d'Oltremanica dal 2008 alla fine del 2010. Ma a quanto pare i colossi della finanza non hanno perso tempo per mettere da parte le proprie promesse di moderazione.
Lo dimostrano le cifre: l'anno scorso il totale dei bonus ha raggiunto i 14 miliardi. Nel periodo fra l'aprile 2010 e quello del 2011, il valore medio dei compensi per ciascun dipendente della finanza ammonta a 12.500 sterline, contro le 1.670 a cui si attesta il settore privato e le 180 del pubblico. Ma si tratta di una cifra che comunque non risulta indicativa: perché non può dar conto di picchi come quello del Ceo di Barclays Bob Diamond (6,5 milioni di sterline per il 2010, oltre al salario base di 250 mila) e di quello di HSBC, Stuart Gulliver (9 milioni, per la maggior parte in azioni).
Secondo l'Istituto nazionale di statistica (ONS), i dipendenti di banche e compagnie assicurative (vale a dire il 4% della forza lavoro) ricevono il 40% del totale dei compensi (pari a 35 miliardi); mentre gli impiegati pubblici (il 22% dei lavoratori) si devono accontentare dell'1,5% di tale somma.
I sindacati sono sul piede di guerra e accusano le banche di essere tornate al “business as usual”. Il Tesoro britannico – sotto la pressione dell'opinione pubblica – fa notare che in ogni caso nel 2010-2011 i pagamenti sono stati “congelati” e si sono attestati a un livello inferiore ai 19 miliardi del 2007. Ma Brendan Barber, a capo della federazione sindacale Trade Union Congress (TUC), è netto: «I bonus della City sono ancora di gran lunga eccessivi e costituiscono un incentivo troppo alto per decisioni rischiose e dannose, soprattutto perché i banchieri sanno che a pagare il conto saranno i contribuenti». ( Fonte: www.valori.it)