Cina, banca centrale: occorre limitare la massa monetaria
La Cina fronteggia una crescita che, nonostante le numerose misure restrittive adottate negli ultimi mesi, ha segnato recentemente un rallentamento solo parziale. E, al contempo, l’inflazione nella seconda economia del mondo continua a correre ben al di sopra dei target indicati dal governo di Wen Jiabao (+6,4% a giugno, contro un obiettivo del 4%).
Le autorità di Pechino, perciò, sono costrette ad agire. Ma in che modo è meglio farlo?
La banca centrale, in questo senso, è chiara: non serve introdurre misure amministrative di controllo dei prezzi. Molto più producente è aumentare l’offerta e, soprattutto, contenere la massa monetaria presente nel sistema.
In una parola, ancora una volta dovrebbero essere le banche a subire un giro di vite. Nel mirino potrebbero infatti tornare i flussi di credito erogati a cittadini ed imprese, che negli ultimi anni sono stati inondati di capitali.
Secondo uno dei consiglieri della Banca del Popolo, Zhou Qiren, occorre «ridurre in modo risoluto e continuativo l’offerta di moneta». Il che prelude a nuove manovre sui tassi di interesse così come a nuove strette sui prestiti.
D’altra parte, tenendo conto dell’inflazione, i tassi reali risultano ancora negativi, nonostante i cinque rialzi in nove mesi operati dalla Banca del Popolo.
Le condizioni del credito, insomma, sono ancora tutt’altro che proibitive.
Non a caso l’ammontare complessivo dei nuovi prestiti erogati dalle banche della seconda economia del mondo è arrivato a 633,9 miliardi di yuan (98 miliardi di dollari). Al contempo, la massa monetaria presente nel sistema, identificata dall’indicatore M2, è cresciuta a 3.200 miliardi di dollari. ( Fonte: www.valori.it)