" Fondo salva-Stati, Fmi e Italia in pressing su Berlino" di Andrea D'Ortenzio
L'Italia preme ancora sulla Germania per il potenziamento del Fondo salva stati. Al vertice dell'Eurogruppo la posizione del nostro Paese riceve l'appoggio del direttore generale dell'Fmi, Christine Lagarde, che prima dei lavori chiede, se non un raddoppio, un aumento delle risorse affinché l'Europa possa dare ai paesi del G20 un segnale concreto prima di chiedere loro ulteriori fondi, ma Berlino resiste. Mentre le discussioni proseguono a Bruxelles fra i ministri finanziari, la cancelliera Angela Merkel sembra cedere solo su una "convivenza" dei due fondi Efsf e Esm per aumentarne la potenza di fuoco e dice di voler accelerare l'avvio del fondo permanente. Con il premier Mario Monti nei giorni scorsi si sono schierati già la Francia, gli Stati Uniti (Monti sarà peraltro a Washington il prossimo 9 febbraio) e il presidente della Bce Mario Draghi il quale opta per una soluzione di compromesso che piacerebbe appunto alla Germania: aggiungere i 250 miliardi del fondo temporaneo Efsf a quello permanente Esm che partirà a luglio, portando così il totale a 750 miliardi. Draghi per contro torna a chiedere ai paesi europei di «non abbassare la guardia sui vincoli di bilancio posti dal "fiscal compact"», il patto europeo per una maggiore sorveglianza sui bilanci nazionali da lui stesso lanciato, ed evitando un annacquamento dell'accordo preso al vertice di dicembre. Richieste in linea con quelle di Berlino che vuole norme chiare in caso di sforamento e un percorso di rientro dai deficit e debiti efficace, ma su cui vigila l'Italia che vuole evitare brutte sorprese sul fronte del debito e sul ruolo della Corte di Giustizia europea. Sul fondo Esm, almeno per ora, la cancelliera Angela Merkel pare disposta solo ad accelerare il versamento della tranche per «attivare l'Esm e terminare le trattative sui pagamenti». Una posizione già espressa nel bilaterale con Monti a Berlino. Secondo la Merkel 500 miliardi «erano un obiettivo inimmaginabile tre anni fa». Nei documenti che circolano al vertice dell'Eurogruppo però si parla del raddoppio del fondo come una misura «che sarebbe considerata significativa dai mercati e partner internazionali». Segno che l'esito del negoziato è ancora tutto da scrivere. A Bruxelles si discute poi di fissare un tetto sul livello dei tassi oltre il quale far scattare l'intervento del Fondo. Tuttavia a detta di molti osservatori e dello stesso Monti anche il fondo Esm (per il quale a Bruxelles si torna a discutere del potere di ricapitalizzare direttamente le banche in difficoltà) rischia di non essere sufficiente a stabilizzare i mercati. Solo la Bce, nell'accordo limitata a un mero supporto tecnico all'Esm, potrebbe fornire un efficace "firewall", in grado di convincere lo scetticismo dei mercati e frenare la speculazione. Ma su questo la resistenza della Germania e di altri paesi "nordici" è ancora più dura. Berlino ricorda così come le misure draconiane varate da Italia e Spagna abbiano fatto scendere lo spread nonostante il taglio del rating da parte di Standard and Poor's, strada che bisogna percorrere fino in fondo. ( Fonte: www.gazzettadelsud.it)
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