FINMECCANICA, il futuro sui vertici dell'azienda si decide oggi in Consiglio
Il futuro sui vertici di Finmeccanica si deciderà oggi pomeriggio. Ed è tutto nelle mani del consiglio di amministrazione. A meno di una mossa inaspettata del presidente, Pier Francesco Guarguaglini, cioè le dimissioni, ipotesi che sinora ha sempre respinto a fronte delle accuse della magistratura.
Il premier Mario Monti, che nei giorni scorsi aveva chiesto una soluzione «responsabile» e in tempi rapidi, ieri – interpellato in una conferenza stampa a Bruxelles – ha risposto «abbiamo convocato il cda» ma si è subito corretto, dopo un immediato suggerimento all'orecchio da parte del vice ministro all'Economia, Vittorio Grilli, che gli sedeva accanto, aggiungendo che il cda di Finmeccanica «si è autoconvocato per oggi primo dicembre e siamo rispettosi delle procedure e delle eventuali deliberazioni».
È chiara la percezione di una pressione da parte del governo, che attraverso il Tesoro ha una quota del 30,2% in Finmeccanica e otto consiglieri di amministrazione con diritto di voto su un totale di undici (un altro del Tesoro per la golden share senza diritto di voto e tre per Assogestioni). Gli amministratori potrebbero chiedere a Guarguaglini il ritiro delle deleghe e consentirgli di uscire dall'azienda in modo dignitoso e con una congrua buonuscita dopo aver portato il gruppo industriale fra i big mondiali del settore.
Mentre si rincorrono ipotesi su possibili successori di Guarguaglini e anche dell'amministratore delegato Giuseppe Orsi – in caso di azzeramento del cda per dimissioni – il titolo si è impennato ieri a Piazza Affari, raggiungendo un più 7,29% a 3,21 euro, dopo aver ceduto un terzo del suo valore nelle ultime due settimane.
Fra i sindacati la Cgil chiede «un passo indietro» dei dirigenti coinvolti nell'inchiesta» mentre il segretario nazionale della Uilm Giovanni Contento chiede al Cda di «mettere fine a quella diarchia anomala che danneggia il gruppo. (n.t.)
( Fonte: www.gazzettadelsud.it)