Corea del Sud, nuove tasse contro i flussi speculativi
A partire da agosto in Corea del Sud entrerà in vigore una nuova legge che mira a mettere al riparo il sistema economico dai flussi di capitale speculativi. La norma impone una tassa sul denaro preso in prestito all'estero dalle banche a fini non di deposito. E prevede quattro scaglioni per i tassi d'interesse, che scendono gradualmente per i prestiti a lungo termine. Allo scopo di scoraggiare la dipendenza degli istituti da quelli a breve termine, che li rendono più vulnerabili in circostanze di instabilità finanziaria. Saranno soggette alla legge tutte le banche nazionali (comprese quelle di proprietà o gestione statale) e le filiali coreane di istituti di credito esteri. Secondo gli analisti, l'impatto sulle loro operazioni sarà moderato. I proventi saranno inclusi nel fondo per la stabilità del mercato valutario.
La Corea va così ad aggiungersi a Brasile e Turchia nella lista delle economie emergenti che introducono controlli sui capital flows, per arginare le loro forti e destabilizzanti oscillazioni. Mentre imperversa la polemica su chi siano i responsabili: le nazioni in via di sviluppo danno la colpa alla Fed e al suo eccessivo quantitave easing, mentre dall'altro lato si punta il dito sulle operazioni finanziarie della Cina. Ma resta il fatto che nel solo 2010, secondo la Banca Mondiale, la quantità di capitali affluiti verso le economie in via di sviluppo sia cresciuta del 44%, arrivando a quota 753 miliardi di dollari. Un processo che alimenta le bolle speculative e, spingendo al rialzo i tassi di cambio delle monete, danneggia le esportazioni.
È proprio per questo che il Fondo Monetario Internazionale ha affermato il diritto delle nazioni in via di sviluppo a imporre barriere per proteggere la propria economia. Una svolta storica, che sembra ribaltare la sua posizione tradizionalmente favorevole al libero flusso di capitali. Ma in realtà indica una lunga serie di altre misure alle quali ricorrere prima di giungere al protezionismo vero e proprio. Motivo per cui i Paesi emergenti l'hanno accolta con freddezza, bollandola come come l'ennesimo tentativo di bloccare i loro progetti. ( Fonte: www.valori.it)