" Chi pensa all'Euro e chi al crimine" di Loretta Napoleoni

Pubblicato il da borsaforextradingfinanza

http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/2/2f/Napoleoni_Loretta_by_Peter_Hodsoll_380dpi.jpg/220px-Napoleoni_Loretta_by_Peter_Hodsoll_380dpi.jpgMentre gli europei combattono contro i mali dell'euro legati, ahimè, in gran parte alla pessima gestione della cosa pubblica ed all'uso dei fondi strutturali europei, in alcuni Paesi della periferia, in Africa, si lotta contro la corruzione, il ladrocinio ed il crimine organizzato. Il malgoverno è dunque alla radice di gran parte dei problemi economici di entrambi i continenti, ma mentre in Europa è difficile individuarne i responsabili ed isolarne le cause, in Africa questo esercizio è più semplice.
Questa settimana il governo nigeriano ha ammesso che il furto di petrolio lungo i gasdotti che attraversano il Paese ha prodotto ad aprile una contrazione delle vendite pare al 17%, circa 400 mila barili di greggio al giorno, ciò si traduce in una perdita di un miliardo di dollari al mese per il Tesoro e per le compagnie petrolifere. Alcune cifre dimostrano la facilità con cui negli ultimi 18 mesi le bande locali sono riuscite a moltiplicare il bottino: nel 2011 le agenzie preposte hanno rilevato quasi 5 mila furti lungo i gasdotti, mentre tra il 2001 ed il 2010 la media era di 1.700.
Ai furti vanno aggiunte le frodi, anche queste frequenti nei porti nigeriani dove è facile corrompere gli agenti portuali per riportare  carichi minori di quelli reali e pagare meno tasse. Complessivamente nel 2011 il governo nigeriano ha perso 14 miliardi di dollari tra frodi e furti. Nonostante queste cifre i politici sono reticenti a perseguire strategie ad hoc per contenere le perdite, il motivo principale è l'infiltrazione nel tessuto politico da parte delle bande criminali che gestiscono queste attività illegali.
È dall'inizio del primo decennio del 2000 che la criminalità legata al petrolio ha capito che c'è tutto da guadagnare nel corrompere i politici locali, e cioè da quando è nato il fenomeno delle insurrezioni armate contro una gestione del petrolio poco democratica, che non beneficia la popolazione locale ma le grandi multinazionali e le ricche famiglie al potere. Dal delta nigeriano, da dove parte gran parte della produzione petrolifera del Paese, fino alla capitale, i proventi del petrolio rubato finanziano una nuova generazione di politici che presto potrebbe arrivare al potere. Se ciò avvenisse le ripercussioni sulla gestione dello Stato sarebbero inquietanti.
Fonte: www.swissinfo.ch

Pubblicità
Per essere informato degli ultimi articoli, iscriviti:
Commenta il post