BRI, la crisi europea fa schizzare le vendite di Cds negli Usa
La crisi debitoria dell’Eurozona ha fatto segnare un’impennata nella vendita di prodotti di “protezione” sugli investimenti da parte delle banche americane. In particolare, secondo quanto riferito dall’agenzia Bloomberg, a crescere in modo significativo (+10% nell’ultimo trimestre del 2011, rispetto ai tre mesi precedenti) sono stati i credit-default swap (Cds) legati al debito di Grecia, Portogallo, Irlanda, Spagna e Italia.
Si tratta di particolari prodotti finanziari derivati, che consentono di ottenere una sorta di assicurazione contro il possibile default del soggetto emittente di un titolo di debito. In questo caso, dunque, la crescita nella vendita di tali strumenti indica una crescente preoccupazione da parte degli investitori circa le possibili sorti dei bond emessi dagli Stati europei più in difficoltà.
A rivelare i dati è la Banca dei Regolamenti Internazionali, che ha specificato come il controvalore dei Cds venduti dagli istituti di credito statunitensi sia pari a 567 miliardi di dollari; la maggior parte di tali contratti è stata siglata da Goldman Sachs Group e JPMorgan Chase. Eppure quest’ultima ha recentemente rivelato la nota perdita-record da 2 miliardi di dollari, derivante proprio da operazioni legate ai Cds. A dimostrazione del fatto che acquistando gli swap non si annullano i pericoli negli investimenti: «Piuttosto si scambia un rischio con un altro», ha sottolineato Craig Pirrong, professore di Finanza all’università di Houston. ( Fonte: www.valori.it)