Barnier, il bilancio di un anno di lavoro
Un anno dopo il suo insediamento come commissario europeo ai Servizi Finanziari, il francese Michel Barnier fa il suo primo bilancio. Sottolineando come in questi dodici mesi si siano raggiunti alcuni importanti risultati, ma ammettendo al contempo che il lavoro è lontano dall’essere completato. E che, come spiegato da alcuni regolatori internazionali, il cammino potrà risultare ancor più in salita nei prossimi mesi.
Secondo quanto riportato dal Financial Times, il membro della Commissione guidata da José Barroso ha spiegato che «non siamo ancora neppure giunti a metà strada. Ciò nonostante abbiamo completato quattro importanti riforme: la nuova architettura per la vigilanza, la regolamentazione degli hedge funds, quella delle agenzie di rating e quella relativa alle remunerazioni». Ma rimangono ancora da fare i passi più importanti, come l’implementazione dei requisiti minimi di capitalizzazione indicati dalla cosiddetta Basilea III, così come la disciplina di numerosi altri segmenti dell’industria bancaria: dai meccanismi interni atti a prevenire nuove crisi, ai programmi di garanzia sui depositi, fino alla corporate governance e al ruolo degli auditors. Negli Stati Uniti, in questo senso, si è senz’altro lavorato in modo più veloce: la riforma Dodd-Frank, normativa ad ampio spettro, è stata già approvata nello scorso mese di luglio. Alcune proposte, tuttavia, sono tuttora (o sono state recentemente) al vaglio dei governi dei Paesi membri, così come degli europarlamentari: nel mirino sono finiti alcuni strumenti finanziari derivati (in particolare i credit-default swap) e pratiche speculative come lo short selling. Mentre, di recente l’Assemblea europea ha chiesto alla Commissione di studiare l’adozione di una tassa sulle transazioni finanziarie anche solo nel Vecchio Continente, in mancanza di un accordo a livello globale.
Ma la tendenza, da parte di molti, è di cercare di “dimenticare” la crisi, sperando in una perdita di slancio da parte di chi auspica nuovi giri di vite. «Francamente sono piuttosto preoccupato - ha ammesso Barnier - dal momento che corriamo il rischio di non tenere a mente che, sebbene la crisi strettamente bancaria possa dirsi sostanzialmente conclusa, quella finanziaria non lo è affatto. Così come sono ancora presenti le sue conseguenze sociali, economiche e politiche». Il commissario ha citato come esempio evidente di tal tendenza alla «memoria corta» la questione dei bonus esorbitanti concessi ai dipendenti degli istituti di credito: «Un certo numero di banche sembra che stia tornando a comportarsi esattamente come prima. Il richiamo alla moderazione non sembra essere stato ascoltato». ( Fonte: www.valori.it)