" Alla Cina fanno gola i pozzi iracheni " di Loretta Napoleoni
Chi sfrutta le risorse energetiche dell'Iraq? La risposta che nessuno si aspetta è la seguente: la Cina. Nella ricerca di fonti energetiche strategiche Pechino ne ha individuata una sicura in Iraq. È questa non é solo una nazione in fase di ricostruzione, alla quale fa gola il capitale cinese, ma è anche un Paese dove la presenza delle grandi società petrolifere occidentali non è vista di buon occhio. Memori dell'invasione delle forze di coalizione, gli iracheni sono infatti reticenti a fare affari con l'Occidente. Nella corsa ad accaparrarsi i diritti di sfruttamento dei pozzi petroliferi iracheni c'è anche un motivo commerciale che rende le imprese energetiche cinesi più competitive di quelle statunitensi: i bassi margini di profitto offerti da Baghdad, e cioè appena un paio di dollari per barile, troppo poco per le multinazionali occidentali come la Exxon. Ecco spiegato perché queste preferiscono fare affari in Kurdistan, dove i guadagni sono maggiori.
I cinesi possono permettersi margini di profitto minimi grazie ai bassi salari, un buon 25% inferiori a quelli americani ed occidentali. È anche vero che le imprese cinesi, pur operando in un mercato concorrenziale, sono tutte statali e quindi hanno accesso a finanziamenti ed aiuti pubblici, cosa che non succede per le aziende occidentali. Anche i costi di gestione finanziaria, dunque, sono più bassi in Cina che in Occidente.
Pechino considera una priorità assoluta l'approvvigionamento energetico. Oggi la Cina copre grazie all'importazione di petrolio il 60% del suo fabbisogno annuale, nel 2035 è previsto che questo valore salirà all'80%. Con un miliardo e mezzo di abitanti è facile intuire perché è imperativo garantirsi fonti energetiche sicure. Entro questa data l'Iraq dovrebbe produrre circa 8 milioni di barili al giorno, di cui la Cina conta di importarne almeno l'80%.
Pechino non fa mistero della volontà di controllare la stragrande maggioranza delle riserve irachene. China National Petroleum Corp (Cnpc) gestisce tre giacimenti nel sud del Paese che producono 1,4 milioni di barili al giorno, più del 50% della produzione totale irachena. Pechino ha anche acquistato i diritti di sfruttamento della ExxonMobil nel primo giacimento di West Qurna che ai prezzi correnti ha un potenziale valore di 50 miliardi di dollari. PetroCina, la succursale di Hong Kong di Cnpc, sta trattando per acquistare anche il secondo giacimento.
Fonte: www.caffe.ch